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Mauro Giuliani - Gold Edition

Artista
Dominika Zamarasoprano
Amedeo Carrocci, guitar
Compositore
Mauro Giuliani (1781-1829)
Luogo
Pontecorvo (FR), Italia

Informazioni sull'album

Quando nel 1806 si trasferì a Vienna con la famiglia, Mauro Giuliani trovò nella capitale asburgica un ambiente pronto ad apprezzare il suo talento, che in patria non era riuscito a far breccia come avrebbe meritato. Appena arrivato a Vienna, Giuliani riuscì a inserirsi in molti salotti aristocratici, dove si mise in evidenza grazie a una tecnica brillante e a una intensa vena melodica, che il pubblico viennese dimostrò di apprezzare molto. Nei dieci anni del suo soggiorno viennese Giuliani ebbe modo di conoscere molti dei compositori più importanti dell’epoca, tra cui Beethoven, che, a quanto hanno scritto alcuni testimoni dell’epoca, andava con piacere ad ascoltare i suoi concerti. In questo modo, Giuliani riuscì a fare crescere a Vienna la tradizione della chitarra, che dopo di lui avrebbe trovato numerosi interpreti di notevole talento, tra cui Johann Kaspar Mertz. Purtroppo, al successo artistico si accompagnarono seri problemi personali, che alla fine del 1819 spinsero il compositore a fare ritorno in Italia, dove la sua attività concertistica calò vistosamente, aggravando la sua precaria situazione economica. Nel cuore di Giuliani si insinuò così il desiderio di fare ritorno a Vienna, e in una lettera del 1828 confermò all’editore Artaria il suo imminente arrivo in città, un progetto che però le sue condizioni di salute gli impedirono, bloccandolo a Napoli, dove morì a 47 anni l’8 maggio del 1829. Tra le opere vocali di Giuliani spiccano le sei Cavatine op. 39 e le Ariette op. 95, su testo di Pietro Metastasio; va sottolineato che sul frontespizio di entrambe compare l’indicazione “con l’accompagnamento di piano-forte o chitarra”, che rivela l’intenzione di suscitare l’interesse del pubblico più vasto possibile. Come si può capire dallo stesso titolo, le Cavatine op. 39 affondano le loro radici nella tradizione vocale che faceva capo a Rossini, guardando però già agli stilemi belcantistici di Bellini, con l’aggiunta di qualche eco donizettiana. Rispetto alle cantate arcadiche, le piccole gemme di Giuliani declinano il sentimento amoroso in un’atmosfera meno astratta, nella quale si inseriscono fuggevoli spunti di maggiore intensità emotiva, che contribuiscono a conferire un tono di vivido realismo. A un’epoca successiva appartengono le più ambiziose Ariette op. 95, che Giuliani dedicò a Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. Per questa raffinata mecenate delle arti, Giuliani scrisse sei brani dalla scrittura assai elaborata, in grado di esprimere le nitide immagine poetiche del Metastasio. Sotto il profilo stilistico, in queste opere si percepisce una evidente influenza degli operisti italiani come Giovanni Paisiello e Giovanni Battista Pergolesi, come si può notare per esempio nella carezzevole melodia di Ombre amene e nei toni più incalzanti di Fra tutte le pene. Opere che nel loro insieme rivelano la felice ispirazione di un compositore che, alla sua morte, venne onorato da un quotidiano napoletano come uno dei più grandi virtuosi di chitarra che «fu trasformata nelle sue mani in un’arpa che molceva i cuori degli uomini».

Altre notizie su questo CD
Registrato a Pontecorvo (FR) (Italia)
Booklet 16 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Complete Organ Work

Artista
Cristiano Accardi  Organo
Compositore
Robert Schumann (1810-1856)
Luogo
Madonna del Divino Amore, Roma (RM) Italia

Informazioni sull'album

Robert Schumann e la riscoperta del contrappunto.
Nel 1845, dopo il trasferimento da Lipsia a Dresda, Schumann si riaccostò alla composizione per tastiera, in particolare alle forme contrappuntistiche, da lui stesso considerate le più “oggettive”: un primo stimolo provenne dagli studi sul contrappunto che affrontò insieme alla moglie Clara, e che lo spinsero a sviluppare un nuovo modo di comporre; un ulteriore impulso fu dato dall’approccio con il Pedal-Flügel, un pianoforte a coda dotato di pedaliera, che i coniugi Schumann affittarono e suonarono per un certo periodo, allo scopo di esercitarsi nella tecnica organistica. La prima opera nacque con gli Studi per Pianoforte con pedaliera, sottotitolati come Sei pezzi in forma canonica, op. 56, pubblicati a Lipsia nel settembre 1845 dall’editore Friedrich Wilhelm Whistling. In questo lavoro emerge l’arte di Schumann nell’unire la complessità contrappuntistica del canone alla semplicità melodica delle varie frasi musicali. Nel 1846 fu la volta degli Schizzi per Pianoforte con pedaliera, op. 58, stampati sempre a Lipsia da Carl Friedrich Kistner. Si tratta di pezzi caratteristici che evidenziano una certa vena poetica dell’autore, e che arriveranno ad ispirare alcune composizioni organistiche di Max Reger o di Louis Vierne. Sempre nel 1846 furono pubblicate le Sei Fughe sul nome BACH per Organo o Pianoforte con pedaliera, op. 60, anche in questo caso ad opera dell’editore Whistling. Queste Fughe, aventi come unico soggetto il nome di Bach ricavato dalla notazione tedesca (Si bemolle, La, Do, Si bequadro), si possono considerare come brani autonomi, oppure collegati attraverso il principio della variazione; lo stile, pur mantenendo un linguaggio romantico, si avvicina con grande rispetto al contrappunto bachiano, allo scopo di rendere l’opera degna dell’alto nome che porta.

Altre notizie su questo CD
Registrato a Novembre 2019, Madonna del Divino Amore, Roma (Italia)
Booklet 12 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Sonate per l'Organo e il Cembalo

Artista
Daniele Proni Organo e Clavicembalo
Compositore
Giovanni Battista Martini (1706-1784)
Luogo
Cascina Giardino, Crema (CR) Italia

Informazioni sull'album

Giovanni Battista Martini nasce il 24 aprile 1706 e fin da piccolo è avviato alla musica dal papà che è strumentista d’arco così come il fratello maggiore Giuseppe. Saranno gli ambiti religiosi della casa-scuola di Don Giuseppe Auregli e della chiesa della Madonna di Galliera ad erudirlo nella lettura, nella scrittura, nell’aritmetica e nella religione. Dimostra fin da subito grande vivacità intellettuale e molteplici interessi nel campo musicale, tanto da essere indirizzato ad alcuni dei migliori maestri bolognesi: Angelo Predieri, con cui studia canto e composizione e Giovanni Antonio Riccieri, che perfeziona il suo contrappunto; con Francesco Antonio Pistocchi approfondisce le tecniche del canto mentre da Giacomo Antonio Perti riceve gli ultimi preziosi consigli. Viene accolto nella figliolanza di San Francesco, una sorta di apprendistato religioso, dove riceve l’ordine minore nel 1725. Da poco è divenuto anche aiutante di Ferdinando Gridi, maestro di cappella e organista, che la salute sta ormai abbandonando: dopo soli sei mesi infatti il Gridi scompare e Martini ne subentra quale facente funzioni e in un paio di anni ne diventa diretto sostituto. Nel 1729 è consacrato sacerdote, concludendo rapidamente il proprio percorso canonico: a soli 23 anni Giambattista è già ciò che sarà e rimarrà fino al 3 agosto 1784, giorno della sua morte. Difficile raccontare Martini in poche righe, ma possiamo partire da ciò che di suo è giunto sino a noi: oltre 1.000 numeri di catalogo di composizioni musicali manoscritte e a stampa di ogni genere, sacro e profano, vocale e strumentale, 3 volumi più 2 abbozzati di Storia della Musica, un saggio di contrappunto e centinaia di appunti sia di musica pratica che di musica teorica. A questo si aggiungano le quasi 6.000 lettere tra quelle inviate e ricevute, che rappresentano un epistolario di incredibile valore storico. Senza contare il lascito di oltre 17.000 volumi musicali e della quadreria, uno dei fondi di questo settore più importanti del mondo. Richiesto per il ruolo di coadiutore del maestro di cappella in S. Pietro al quale risponde con un laconico “Tuttavia lascio correr tutto, ringraziando Iddio che Roma è lontana da Bologna da 300 miglia; e qui spira un’aria più sincera”, egli decide di rifiutare ogni proposta che lo allontani dalla piccola cella in San Francesco, che è un rifugio sicuro nel quale può rinchiudersi per indagare, approfondire, comporre e trascrivere. Chiede ed ottiene dal papa, il Cardinale Lambertini, bolognese, ora al soglio pontificio come Benedetto XIV, di poter essere sollevato dall’incarico di celebrare la messa in chiesa, per la sua cagionevole salute. Quanto di vero vi sia in questa ammissione non lo sapremo mai, ma ottiene ciò che desidera, ossia la libertà di tempo a disposizione per le sue ricerche. Ed il papa, che ben lo conosce, non lesina permessi a colui che ritiene capace di lasciare un solco profondo nella storia della musica: “Per autorità apostolica del pontefice massimo Bendetto XIV, il giorno 9 settembre 1750 è stato decretato che 1) i codici, i libri, le pergamene, i fogli singoli, sia manoscritti sia a stampa, raccolti da ogni dove, a cura e spese del frate Giovanni Battista Martini, maestro di cappella, 2) dopo la sua morte siano sollecitamente depositati nella biblioteca di questo cenobio, da cui ma dovranno essere rimossi, 3) sotto pena di scomunica”. Martini trova anche il tempo per dedicarsi a decine di allievi, che si rivolgono a lui per avere efficaci consigli per il contrappunto, di cui è maestro incontrastato. Tra questi il giovane Mozart, che in una lettera del 1776 scrive: “... e non cesso d’affliggermi nel vedermi lontano dalla persona del mondo che maggiormente amo, venero e stimo, e di cui inviolabilmente mi protesto di Vostra Paternità molto Reverenda umilissimo e devotissimo servitore”. In merito al suo comporre egli si situa a cavallo tra stile barocco e galante nella parte strumentale, di ispirazione palestriniana la musica vocale, con grande cura nel trattamento delle masse vocali, dense di contrappunto ma allo stesso tempo intrise di cantabilità che lo spirito galante, ormai imminente, tende a plasmare. La musica per tastiera comprende un centinaio di sonate per organo e cembalo delle quali solo 18 stampate: 12 Sonate d’Intavolatura per l’organo, e’l cembalo edite ad Amsterdam da Le Céne nel 1742 (op. 2) e 6 Sonate per l’organo e il cembalo edite a Bologna da Lelio Dalla Volpe nel 1747 (op. 3). Oltre a 6 concerti per cembalo manoscritti, ora in corso di pubblicazione. Le sonate dell’op. 2 descrivono la somma ingegnosità compositiva tastieristica di Martini. Se possibile un’arte addirittura all’eccesso, quando propone nei brani ove il contrappunto si fa decisamente più serrato, passaggi al limite dell’eseguibilità, perché l’idea tende a superare la forma. Sono sonate difficili sia da suonare che da ascoltare. Movimenti in stile quasi galante si alternano a pagine composite e ricercate, che talvolta obbligano ad un ascolto estremamente concentrato. Viceversa le sei sonate dell’op. 3 brillano per leggerezza, semplicità e chiarezza formale e melodica. Proprio da queste sonate e dalla loro gestazione nasce il progetto di questa incisione discografica. Le Sonate dell’op. 3 sono 6, mentre il suo nuovo editore Lelio dalla Volpe nel catalogo distribuito nel corso del 1747 parla di una seconda raccolta di Sonate, mai venute alla luce. Il progetto esisteva, ma evidentemente qualcosa impedì che esso fosse portato a termine. Nel mio lungo e approfondito lavoro sui manoscritti del frate, ho cercato di immaginare quali altri brani avrebbe voluto inserire in una seconda raccolta e ne ho dedotto che avrebbe con larga probabilità utilizzato qualcosa di già composto. La sua musica per tastiera è stata collazionata in modo efficace e molti “fogli sparsi” sono riuniti nel faldone denominato HH.35 del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna. Questa miscellanea contiene musica molto gradevole, piccoli brani utili al diletto e all’esercizio quotidiano; sono slegati tra loro, ad esclusione di alcune eccezioni, che mi hanno guidato per comporre questa ipotetica op. 4, per la quale ho anche immaginato un’evoluzione programmatica. Così come le sonate dell’op. 2 sono molto schematiche, ossia tutte formate da cinque movimenti, quelle dell’op. 3 risultano più concise, per i motivi esposti in precedenza. Anch’esse seguono una regola: tre movimenti, quasi tutti con ritornello per le variazioni, per le sonate affidate al cembalo e due, senza ritornelli, per quelle organistiche. Lo schema formale che caratterizza invece queste nuove sonate vuole raccogliere tutte le proposte martiniane, seppur con una maggiore libertà, con un richiamo al numero cinque per la prima sonata e un ampliamento a tre movimenti dell’ultima per organo, quasi a consolidare una forma che tenderà ad affermarsi nella seconda metà del Settecento. Permane l’alternanza tra i due strumenti, ma questa maggior varietà formale mi auguro contribuisca a delineare un quadro se possibile più completo del modello di scrittura dell’autore.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 2,3 Luglio 2018, a Cascina Giardino, Cremona (Italia)
Booklet 15 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Olimpia Abbandonata & Other Cantatas

Artisti
Valeria La Grottasoprano
Ensemble Sonar d'affetto
Nicola Brovelli, violoncello 
Mauro Pinciaroli, arciliuto 
Luigi Accardo, clavicembalo
Compositore
Leonardo Vinci (1696-1730)
Luogo
Chiesa Sant'Eligio Vescovo,
La Mandria di Chivasso (TO)

Informazioni sull'album

«Arrivando in questa città ero preparato all’idea di trovarvi la musica al più alto grado di perfezione. Solo Napoli, pensavo, poteva offrirmi tutto quel che la musica può offrire in Italia, quanto alla qualità ed alla raffinatezza. […] Del resto, quale persona amante della musica potrebbe giungere nella città dei due Scarlatti, di Vinci, Leo, Pergolesi, Porpora, Farinelli, Jommelli, Piccini, Traetta, Sacchini e tanti altri compositori ed interpreti di primo piano, sia vocali sia strumentali, senza provare la più visiva attesa?». Con queste parole, Charles Burney, autore di una tra le più celebri e antiche ‘storie della musica’ dell’età moderna, nell’ottobre del 1770 annotava sul diario di viaggio le sue aspettative – senza dubbio non disattese – al momento di visitare Napoli, capitale europea della musica. Tra i compositori menzionati spicca il nome di Leonardo Vinci, la cui fama di operista, nonostante fosse deceduto ben quattro decenni prima del soggiorno di Burney in Italia, doveva essere ancora nota allo studioso inglese. Quest’ultimo, dopo averne conosciuto meglio la musica, non esitò a dedicargli alcune parole lusinghiere nella sua General History of Music del 1776, dove scrisse che «senza tradire la sua arte, [Vinci] la rese amica, anche se non schiava, della poesia, rendendo più semplice la melodia e richiamando l’attenzione del pubblico principalmente sulla parte vocale, senza complicate fughe o soluzioni artificiose». Nato intorno al 1690 a Strongoli, in provincia di Crotone, Vinci si trasferì in giovane età a Napoli, dove studiò con Gaetano Greco presso il Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo. Successivamente fu maestro di cappella della corte del Principe di San Severo e nel 1725 subentrò ad Alessandro Scarlatti come pro-vicemaestro della Real Cappella, incarico che mantenne sino alla sua morte avvenuta nel 1730. Durante la sua carriera, Vinci si dedicò quasi unicamente al teatro musicale, componendo prima opere buffe in napoletano (debuttò al Teatro dei Fiorentini nel 1719), poi drammi per musica su libretti dei più noti poeti del tempo, quali Silvio Stampiglia e Pietro Metastasio, che furono rappresentati prevalentemente a Napoli, Roma e Venezia. Stimato dai contemporanei e dagli intellettuali delle generazioni successive (Giuseppe Sigismondo ancora nel 1820 lo definisce «uno de’ più rinomati compositori del suo tempo»), Vinci è oggi considerato dagli studiosi uno dei massimi esponenti di una folta schiera di musicisti formatasi a Napoli nell’era post-scarlattiana, nonché uno dei primi ad aver proposto, attraverso una scrittura musicale caratterizzata da maggiore semplicità nella struttura armonica a vantaggio della linea melodica del canto, un superamento di quello stile musicale del tardo-Barocco che stava iniziando ad apparire all’epoca sempre più artificioso e meno apprezzato. Tali caratteristiche stilistiche, tipiche della fase matura di Vinci, si manifestano non solo nel repertorio operistico, ma anche nella cantata da camera, genere vocale che ha seguito gli stessi sviluppi musicali e poetici del coevo melodramma. La produzione cantatistica di Vinci attualmente nota consta di poco più di una dozzina di componimenti quasi tutti per voce sola e basso continuo, un numero assai esiguo se messo a confronto con i compositori della generazione precedente, in primis Alessandro Scarlatti. Ciononostante, come dimostrano le sette cantate qui proposte, la cifra stilistica del compositore e la struttura formale dei componimenti, cristallizzata nell’alternanza di due recitativi e due arie ovvero pezzi chiusi ben distinti tra loro quanto a caratteristiche musicali, testuali e drammaturgiche, fanno di tali brani degli esempi emblematici dell’ultima stagione di questo genere di musica vocale. Sul piano testuale, le cantate sono tutte dedicate ai tipici temi amorosi della tradizione pastorale, con personaggi tratti dal mondo arcadico e mitologico (Filli, Nice, Clori, Irene, Cupido) o dalla letteratura cavalleresca (Olimpia, Bireno). La struttura metrica delle arie rispecchia quella dei coevi libretti metastasiani e consta di due strofe geminate, simmetriche e omomorfe, ossia costituite dallo stesso numero di versi con il medesimo metro. Tale organizzazione formale del testo favorisce la struttura musicale della cosiddetta “aria con da capo”, laddove a ognuna delle due strofe corrisponde una differente e contrastante sezione della musica (A-B), la prima della quale si ripete a conclusione della seconda lasciando la possibilità all’interprete di sfoggiare il proprio virtuosismo canoro attraverso abbellimenti non scritti. Rispetto però alla tradizione cantatistica tardo-secentesca, Vinci sembra attingere ancora una volta dal repertorio operistico, scrivendo delle arie in cui la prima sezione risulta maggiormente articolata (AA’-B-AA’), tanto da formare quella che per alcuni studiosi ricorda una struttura embrionale della forma-sonata. La vena da drammaturgo musicale si delinea anche in alcuni recitativi, dove Vinci manifesta una spiccata aderenza al valore semantico di determinate parole attraverso improvvisi e inaspettati cambiamenti agogici (come a tempo), schemi ritmici che ritornano nelle arie (quasi ad anticipare l’«affetto» a cui sarà mosso l’ascoltatore), oppure vere e proprie cellule melodiche che ricordano per certi versi i madrigalismi visivi di cinquecentesca tradizione. Ciò che ne consegue, sul piano drammatico ancor prima che strettamente musicale, è che le cantate qui proposte assumono sempre più la conformazione di piccole scene operistiche, che nulla hanno da invidiare ai più noti capolavori per il teatro musicale composti da Vinci. L’apice in tal senso è costituito dalla cantata Dove sei che non ti sento, una tipica scena-lamento di Olimpia abbandonata da Bireno costruita con tutti i tòpoi poetico-musicali del celeberrimo lamento di Arianna, posto in musica nel 1608 da Claudio Monteverdi su testo di Ottavio Rinuccini: il componimento di Vinci, unico della presente silloge a essere privo di un iniziale recitativo narrativo, si apre direttamente con Olimpia che si dispera per l’abbandono di Bireno, in un climax retorico che trova il suo compimento drammatico nel Presto della seconda aria – definibile “di furore” – in cui, nel pieno rispetto del canone rinucciniano, la protagonista alterna l’imprecatio verso l’amato («Orridi turbini / fate che sorghino / l’onde più torbide / perché sommerghino / il traditor») alla sua confutatio («Ah no! Ritornino / pur l’onde placide / ché non desidera / tanto quest’anima / che l’ama ancor!»).

Giacomo Sciommeri Centro Studi sulla Cantata Italiana Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Altre notizie su questo CD
Registrato il 4-6 Agosto 2020, Chiesa Sant'Eligio Vescovo, La Mandria di Chivasso (TO) (Italia)
Booklet 22 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Esule dalle sfere - Chi resiste al Dio bendato

Artisti
Accademia del Ricercare,
Pietro Busca, direttore
Massimo Altieri, tenore
Gianluigi Ghiringhelli, controtenore
Enrico Bava,
Mauro Borgioni, baritono
Lucia Cortese, Paola Valentina Molinari, soprani
Compositore
Alessandro Stradella (1644-1682)
Luogo
Cappella del Seminario di Vercelli (VC), Italia

Informazioni sull'album

Insieme a Caravaggio, Alessandro Stradella è una delle figure più affascinanti del Barocco italiano, non solo grazie a un talento smisurato, ma anche a una vita tormentata e perennemente in fuga, che contribuisce a renderlo molto simile ai protagonisti dei romanzi dei giorni nostri. Come il celebre pittore, Stradella morì ancora giovane, a soli 38 anni, ucciso da una pugnalata infertagli dai sicari di Giovan Battista Lomellini, un nobile genovese che volle in questo modo vendicare l’onore di sua sorella che – a suo modo di vedere – il compositore aveva sedotto impartendole lezioni di musica. Questo tragico epilogo pose bruscamente fine a una produzione molto vasta, che comprendeva già otto drammi e commedie per musica, sei oratori sacri – che molti considerano tra i massimi capolavori del compositore di Nepi – e una vasta messe di cantate di carattere sia spirituale sia profano. Uno degli aspetti più emblematici dello stile di Stradella è costituito dalla sua accesa e vibrante teatralità, che trova piena espressione non solo nelle opere concepite per la rappresentazione teatrale, ma anche nei lavori scritti per le esecuzioni in spazi privati come le cantate, che – anche nell’ambito spirituale – raggiungono spesso accenti molto tesi e brillanti, che esaltano con impressionante immediatezza gli affetti del testo. Opera della piena maturità di Stradella, Esule dalle sfere venne scritta nel 1680 per la festività della Commemorazione dei Defunti su un apprezzabile testo di Pompeo Figari, un sacerdote originario di Rapallo che diede mostra di possedere un buon talento letterario, una dote che nel 1690 gli permise di essere a Roma tra i fondatori dell’Accademia d’Arcadia e di entrare nella cerchia ristretta di papa Clemente XI. Ponendosi in un ambito prettamente didattico, questa cantata si apre con Lucifero (basso), che esprime tutta la sua rabbia per il fatto di essere stato relegato nella tenebrosa atmosfera dell’inferno e la sua volontà di inasprire quanto più possibile le pene alle anime del Purgatorio (coro) che – dopo un lungo e doloroso cammino di purificazione – sono destinate a raggiungere il Cielo. Disperate, le anime purganti invocano pietà, che alla fine viene loro concessa dall’Arcangelo Gabriele (soprano), che spalanca loro le porte del Paradiso, che invece sarà per sempre precluso a Lucifero e ai suoi accoliti, colpevoli di aver osato mettersi sullo stesso piano di Dio. Dopo una breve sezione in cui viene spiegata l’importanza della preghiera dei vivi per la salvezza eterna dei trapassati, l’oratorio si chiude su temi giubilanti, sottolineati dal verso «Dopo un breve pianto, eterno è il riso». Sotto il profilo musicale, Esule dalle sfere presenta una felice caratterizzazione del personaggio “negativo”, priva dei roboanti eccessi che si possono notare in parecchie opere dell’ultimo scorcio del XVII secolo e sostenuta da una scrittura brillante e spesso virtuosistica, e un’atmosfera drammatica molto tesa, che si allenta solo nel coro finale, con il giubilo delle anime ormai salve. Di carattere del tutto diverso è la cantata Chi resiste al dio bendato, anch’essa scritta nell’ultima fase della parabola creativa di Stradella e incentrata sull’immancabile tema amoroso, che in questo lavoro viene declinato su toni felici e luminosi. In questo caso non ci troviamo di fronte a una scena dal sapore teatrale, ma a un “ragionamento d’amore”, che trova piena espressione nell’aria conclusiva del soprano «Chi vive con amor vive beato», preceduta da una vivace tarantella. Questa cantata riveste una grande importanza anche sotto il profilo musicologico, in quanto la sua partitura autografa riporta chiaramente la divisione dell’ensemble strumentale tra concertino e concerto grosso, i componenti del genere che due decenni più tardi sarebbe stato portato a perfezione dall’op. 6 di Arcangelo Corelli. La carenza di azione del testo poetico si traduce in una scrittura distesa, melodiosa, espressiva e priva di passaggi eccessivamente virtuosistici, quasi che Stradella tema che una musica troppo mossa possa turbare la serenità di una bella favola d’amore.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 27, 28, 29 Febbraio 2020, nella Cappella del Seminario di Vercelli (Italia)
Booklet 18 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Sonate a due flauti

Artisti
Ensamble A'L'Antica
Luigi Lupo,  flauto traversiere
Pietro Berlanda, flauto traversiere
Compositore
Georg Philipp Telemann (1681-1767)

Informazioni sull'album

Fino al 1999 si pensava che Telemann avesse scritto quattro raccolte di duetti per due flauti, tre delle quali pubblicate a Parigi: Sonates sans Basse (1727), XIIX Canons mélodieux (1738) e Second Livre de Duo (1752). Era rimasta manoscritta la quarta raccolta e l’unica copia è conservata a Berlino nella Staatsbibliothek (D-B, Mus. ms. 21787). Nel 1999 però sono stati ritrovati nella Biblioteca di Kiev tutti gli spartiti della Sing Akademie di Berlino trafugati durante la II Guerra Mondiale e così sono venuti alla luce altri nove duetti che hanno oggi il numero di catalogo TWV 40: 141-149. Il manoscritto, opera di un copista berlinese non identificato, ha la segnatura SA 3903 (ZD 1742 g) ed è formato da due parti separate, ognuna di 22 folii. Sono duetti di buona qualità anche se un po’ eterogenei e infatti il musicologo Steve Zohn ha avanzato dubbi sull’autenticità degli ultimi tre. In realtà i dubbi riguardano anche alcuni degli altri ed è abbastanza evidente che non furono composti nello stesso periodo e con l’idea di formare una raccolta omogenea. Telemann era molto sistematico nelle sue pubblicazioni a partire dalla scelta delle tonalità che qui sono invece distribuite in modo casuale e ripetuto: 3 Duetti in sol maggiore, 2 in mi minore e si minore, uno in re maggiore e in la minore. È possibile che si tratti di materiale preparato mentre scriveva le varie raccolte e rimasto poi inedito ma è probabile che il copista abbia inserito altri brani coevi per rimpolpare il manoscritto che gli era stato commissionato. All’epoca vi era infatti un fiorente mercato che ruotava attorno agli editori e indirizzato soprattutto ai dilettanti che desideravano brani per uso domestico e a fine didattico. E in effetti la principale valenza di gran parte della musica di Telemann è proprio quella formativa indicata a volte negli stessi titoli: Sonate Metodiche ed Essercizii Musici. Per quanto riguarda una possibile datazione dei duetti credo si debba fare una distinzione fra la data di composizione dei brani e quella di realizzazione della copia. Nel Répertoire International des Sources Musicales (RISM) è indicato molto genericamente la seconda metà del XVIII secolo. Il fatto che il manoscritto facesse parte della collezione personale di Sara Levy (1761-1854), allieva prediletta di Wilhelm Friedemann Bach e il cui padre Daniel Itzig era un banchiere ebreo inserito nella corte di Federico il Grande, non aiuta visto che collezionò spartiti di autori di tutto il Settecento, in primis J.S. Bach, e poi li lasciò tutti alla Sing Akademie. Probabilmente lo spartito fu copiato dopo la metà del Settecento ma, come detto, è quasi certo che i brani siano stati composti prima e in epoche diverse. Sulla base dell’analisi stilistica dei pezzi Steve Zohn ipotizza un intervallo temporale fra il 1730 e il 1740 ma la varietà delle forme presenti nella raccolta permette di poter arrivare fino alla metà del secolo. All’interno della raccolta salta immediatamente all’occhio una curiosità: la Sonata n. 5 in sol maggiore si chiude con un Allegro in 3/8 in re maggiore e la cosa sarebbe un unicum nel panorama dell’epoca. Si può dunque ipotizzare che la sonata sia incompleta (ma ha già cinque movimenti) oppure che l’Allegro sia una specie di Trio del Menuet in 3/8 precedente che quindi andrebbe eseguito di nuovo per finire il tutto alla tonica. Infine sottolineo la scelta felice degli interpreti di utilizzare entrambi dei flauti copia di uno strumento originale di Joannes Hyacynthus Rottenburgh (1672-1765) le cui caratteristiche sonore di pienezza nel registro grave, buona agilità e ricchezza timbrica si adattano perfettamente alla varietà di atmosfere presenti in generale nelle musiche di Telemann.

Altre notizie su questo CD
Registrato in Palazzo Venturi, Avio (Trento) Italia, dal 23 al 25 Agosto 2011
Booklet di 11 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico. 

Organ Works

Artista
Paolo Bottini, organo
Compositore
Amilcare Ponchielli (1834-1886)

Informazioni sull'album

Nel marzo del 1855 Amilcare Ponchielli (Paderno Fasolaro, 31 agosto 1834 – Milano, 16 gennaio 1886), appena uscito diplomato dal Regio Conservatorio di Milano, ricevette a Cremona (forse anche per l'appoggio di Ruggero Manna – maestro di cappella del Duomo, che già l'anno precedente aveva scelto il giovane Ponchielli come suo sostituto alla direzione dei complessi vocali e strumentali del teatro cittadino – nonché del suo compaesano don Cesare Paloschi, organista del Duomo di Cremona dal 1824 al 1849) la nomina a organista titolare della chiesa parrocchiale di S. Imerio, incarico che mantenne fino al 1860 a fronte dello stipendio di 100 lire austriache l'anno. Qui il promettente musicista aveva a disposizione l'organo edificato poco tempo prima da Angelo Bossi di Bergamo: benché di modeste dimensioni, fu costruito secondo i canoni estetici dell'epoca, secondo cui gli organi dovevano poter imitare il suono degli strumenti musicali dell'orchestra e della banda (quali flauto traverso, tromba, ottavino, fagotto, viola, violoncello, tanto per citare quelli presenti nell'organo di S. Imerio). È dunque proprio a questo quinquennio che si possono far risalire buona parte delle composizioni presenti in questa nuova produzione discografica, la quale si basa sull'edizione critica curata nel 1999 da Marco Ruggeri per i tipi della cremonese editrice Turris. L'ascoltatore potrà notare lo stile schiettamente operistico di queste pagine, quasi esercizi di composizione di scene d'opera in miniatura: all'epoca la musica operistica più acclamata veniva trascritta e adattata agli organi al fine di venir suonata – senza troppo scandalo – durante il culto divino, e pure il repertorio originale per organo respirava a pieni polmoni presso lo stile musicale allora imperante. Tra tutti i pezzi – realizzati con mano sicura e originale, oltre che con quasi calcolata varietà di forme – spicca sicuramente, per ampiezza ed articolazione, la «Sinfonia metà per organo e metà per pianoforte», curioso titolo che non fa altro che spiegare la comune prassi dell'epoca di realizzare partiture per organo senza parte di pedale talmente elaborata da impedirne l'efficace esecuzione anche tra le mura domestiche. Il completamento dei due pezzi incompiuti (Versetto n. 2 in primo tono e Andantino in sol, rispettivamente tracce 14 e 20 del presente c.d.) è stato realizzato da Paolo Bottini appositamente per questa produzione. L'organo utilizzato per questa incisione venne edificato per la chiesa arcipretale di S. Dalmazio vescovo in Paderno Fasolaro (provincia di Cremona) dal «fabbricatore d'organi» Pacifico Inzoli di Crema, inaugurato il 25 settembre del 1873 da Amilcare Ponchielli stesso, assieme al celebre organista cremasco Vincenzo Petrali, e nuovamente, nonché egregiamente, restaurato nel 2019 dagli eredi della medesima ditta i Fratelli Bonizzi di Ombriano di Crema.

Altre notizie su questo CD
Registrato maggio-giugno 2019, Chiesa di San Dalmazio Vescovo, Paderno Ponchielli (CR), (Italia)
Booklet 11 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Quartetto Kv 370 - Sonata Kv 311 - Terzetti dai Divertimenti Kv 439/b

Artisti
Ensemble à L'Antica
Luigi Lupo, flauto traversiere
Rossella Croce, violino
Luigi Azzolini, viola
Rebecca Ferri, violoncello
Compositore
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791


Informazioni sull'album

Tra la fine del Sette e l’inizio dell’Ottocento, infinite opere da camera, per orchestra e persino melodrammi furono trascritte per formazioni da camera. Questa prassi assai diffusa permetteva ai più svariati insiemi strumentali di eseguire le composizioni di successo del momento. Abbiamo esempi di ouverture d’opera trascritte per chitarra sola; di arie d’opera trascritte per strumento solista con, a seguire, “variazioni sul tema”. Le combinazioni strumentali utilizzate per le trascrizioni erano numerose e varie. L’aspetto importante di questo fenomeno ottocentesco è quello di aver aperto due vie: la prima è quella della diffusione della cultura musicale; la seconda di aver favorito e incrementato il bacino di appassionati dilettanti che si cimentavano direttamente nello studio degli strumenti musicali. E’ evidente che queste due strade, alla fine andavano in un’unica direzione, quella della fruizione casalinga della musica. Un ultimo punto di vista da non sottovalutare è quello economico: il salotto musicale europeo dell’Ottocento rappresentò una vera e propria opportunità finanziaria, sia per editori sia per musicisti. Anche la musica di Mozart si è ben prestata a questa prassi ed è stata rivisitata e trascritta per i più svariati ensemble strumentali. Il programma proposto in questo concerto ne è un vivo esempio. Le trascrizioni, in alcuni casi, erano a cura di valenti e riconosciuti musicisti dell’epoca, oppure di anonimi trascrittori al soldo di case editrici. Di anonimo, infatti, la trascrizione dei tre Terzetti estratti dai cinque divertimenti K 439b, che rappresentano l’esemplificazione delle formazioni amatoriali proposte dalla casa editrice viennese Artaria nel 1804. Per i due quartetti ci siamo affidati alla mano di Antoine Hugot (1761-1803) per il K 370 e Franz Anton Hoffmeister (1754-1812) per il k 311. Antoine Hugot, flautista e compositore, fu tra i primi insegnanti di flauto dalla fondazione del conservatorio di Parigi. Autore di un famoso metodo scritto a quattro mani con il collega J.G. Wunderlich (1756-1819) e pubblicato postumo nel 1804. Franz Anton Hoffmeister fondò lui stesso una casa editrice a Vienna nel 1784 e pubblicò composizioni dello stesso Mozart, di Haydn e Beethoven. Hoffmeister fu musicista e compositore prolifico. Le trascrizioni per flauto delle opere di Mozart furono forse in parte ispirate dalla sua amicizia e collaborazione con il flautista F. Thurner. Luigi Lupo

Tra le sollecitudini - Autori Ceciliani

Compositori
Angelo Burbatti (1868-1946)
Giovanni Pagella (1872-1944)
Carlo Calegari (1863-1952)
Giovanni Bolzoni (1841-1919)
Michele Mondo (1883-1965)
Dino Sincero (1872-1923)
Costante Adolfo Bossi (1876-1953)
Marco Enrico Bossi (1861-1925)
Federico Caudana (1878-1963)
Giovanni Battista Polleri (1855-1923)
Organo
Carlo Vegezzi Bossi (1897)
Luogo
Duomo di San Giovanni Battista, Ciriè Torino

Informazioni sull'album

LA RIFORMA CECILIANA
In Italia verso la fine del XIX secolo venne a costituirsi il Movimento Ceciliano, intitolazione assunta da un movimento musicale che riformò la musica sacra nell’ambito della Chiesa cattolica. Così chiamato in onore di Santa Cecilia, patrona della musica, fu una risposta alla centenaria e quasi totale assenza del Canto gregoriano e della polifonia rinascimentale dalle celebrazioni liturgiche cattoliche a favore di stili più simili alla musica operistica. Principale criterio delle nuove composizioni doveva essere una maggiore sobrietà e la ricerca, attraverso il canto, della partecipazione alla liturgia dell’assemblea dei fedeli. Nacquero in questo periodo varie le Scholae Cantorum in quasi tutte le parrocchie, formazioni corali dedite all’animazione liturgica e all’apprendimento dell’arte musicale e gli Istituti Diocesani di Musica Sacra. Conseguentemente anche l’arte organaria risentì dell’influsso di questo movimento con l’eliminazione di tutti quei registri detti da concerto, tipici dell’organo italiano dell’Ottocento, a favore di sonorità meno fragorose. Si sostituirono o si annullarono, quindi, ance e mutazioni, con fondi, prevalentemente di 8’ e registri violeggianti. In questo periodo, infatti, l’organo si rinnova dal punto di vista tecnico: eliminata l’ottava scavezza (detta anche ottava corta o ottava in sesta) e i registri spezzati tra bassi e soprani, viene ideato un nuovo sistema di trasmissione in sostituzione a quello meccanico tradizionale, la trasmissione pneumatico-tubolare. Tra i musicisti che diedero vita al Movimento Ceciliano vi furono Giovanni Tebaldini (Brescia, 7 settembre 1864 – San Benedetto del Tronto, 11 maggio 1952), predecessore di Lorenzo Perosi (Tortona, 21 dicembre 1872 – Roma, 12 ottobre 1956) nell’incarico di Maestro di Cappella nella Basilica di San Marco di Venezia, anche se tutte le fonti concordano nell’individuare proprio in Perosi la guida e il principale esponente del Movimento Ceciliano. Lo stesso Tebaldini ammise che quel che egli aveva sognato e sperato, era divenuto realtà grazie al sacerdote e compositore tortonese. Il Movimento Ceciliano trovò il massimo appoggio nella persona di papa Pio X (nato Giuseppe Melchiorre Sarto. Riese, 2 giugno 1835 – Roma, 20 agosto 1914) che il 22 novembre 1903 (non a caso il giorno di Santa Cecilia), emanò quello che è considerato il manifesto del movimento, cioè il Motu Proprio Inter pastoralis officii sollicitudines, in cui ribadiva tutti i concetti cari ai cecilianisti ed esortava tutta la Chiesa cattolica ad uniformarvisi. Edgardo Pocorobba.

Altre notizie su questo CD
Registrato: Duomo di Ciriè, Torino, Italia, Ottobre 2019
Booklet di 8 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico 
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

Music for the Royal Fireworks

Artisti
Pietro Tagliaferri, sassofono soprano
Stefano Pellini, organo
Compositore
Georg Friedrich Händel (1685-1759)

Informazioni sull'album

Non è mai facile eseguire le opere più famose della letteratura classica con strumenti diversi da quelli per cui sono stati concepiti in origine, soprattutto se si tratta dei brani più famosi di compositori del calibro di Johann Sebastian Bach e Georg Friedrich Händel. Bisogna però distinguere dalla esecuzioni storicamente informate – che mirano a fare ascoltare al pubblico lavori scritti secoli fa secondo il preciso dettato dell’autore e con le sfumature sonore ricreate dagli strumenti originali – a rivisitazioni più libere che, oltre a non dissacrare per nulla opere che continuano a manifestare una perenne giovinezza, ne mettono in evidenza tutta l’attualità e la grandezza. Questo fatto era parso chiaro già nel 2016, quando la Elegia Classics pubblicò un disco nel quale il sassofonista Pietro Tagliaferri e l’organista Stefano Pellini eseguivano una serie di brillanti trascrizioni di celebri opere di Johann Sebastian Bach (ELEORG038), che venne accolto con grande favore dalla stampa specializzata, che non mancò di sottolineare la spiccata musicalità dei due interpreti. Oggi Tagliaferri e Pellini – che formano l’ensemble Riverberi – proseguono il loro cammino barocco, con un nuovo disco dedicato a Händel, nel quale eseguono alcune delle opere più amate del grande compositore di Halle, tra cui la seconda suite di Water Music, la Musica per i Reali Fuochi d’Artificio e la celebre aria “Lascia ch’io pianga” dal Rinaldo. Un ascolto molto avvincente, davvero da non perdere!

Complete Italian Organ Concertos - Vol.2

Compositore
Johann Sebastian Bach (1685-1750)

Informazioni sull'album

Con questo splendido disco, Luca Scandali prosegue la sua integrale delle opere per organo che Johann Sebastian Bach scrisse sulla base dei lavori dei compositori italiani che aveva scelto come modelli durante i suoi studi giovanili e che gli consentirono di forgiare lo stile che lo rese famoso. Nonostante questa finalità entro certi limiti “didattica”, le opere presentate in questo disco non sono per nulla pedisseque rielaborazioni di altri autori, ma brani brillanti, originali e ricchi di personalità, in grado di stare legittimamente al fianco dei massimi capolavori del sommo Cantor lipsiense. Il programma comprende sei concerti dal sapore inconfondibilmente veneziano, cinque dei quali basati su pagine di Antonio Vivaldi (un concerto dell’Estro armonico op. 3, uno della Stravaganza op. 4 e il noto “Grosso Mugul”) e uno sul Concerto op. 1 n. 2 di Benedetto Marcello, compositore di grande ecletticità contemporaneo del Prete Rosso. Queste opere ci vengono proposte nell’interpretazione di Luca Scandali, che per la Elegia ha già realizzato diversi dischi di grande interesse, tra i quali spiccano i due volumi delle sinfonie di Padre Davide da Bergamo. Un disco che merita di essere preso in seria considerazione anche per la splendida tavolozza sonora dell’organo Dell’Orto & Lanzini della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta di Vigliano Biellese e dell’eccellente qualità della ripresa sonora.

Altre notizie su questo CD
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.

Psalmi vespertini a 8 voci (1648)

Artisti
Ensemble “Festina Lente”
Michele Gasbarro, direttore
Compositore
Virgilio Mazzocchi (1597-1646)

Informazioni sull'album

Dopo il disco dedicato dal celebre ensemble di strumenti originali L’Arte dell’Arco alla figura di Giuseppe Tartini – compositore di cui quest’anno si celebra il 250° anniversario della morte (ELECLA18064) – la Elegia prosegue la sua collaborazione con il Roma Festival Barocco con un titolo interamente dedicato a Virgilio Mazzocchi, fratello minore del più famoso Domenico. Dopo aver ricevuto la tonsura, Mazzocchi diede inizio a una brillante carriera musicale, che nel 1629 lo vide approdare, poco più che trentenne, nella Cappella Giulia della Basilica di San Pietro, dove sarebbe rimasto fino alla morte prematura, che lo colse nel 1646. Questa inarrestabile ascesa era basata su un solido magistero compositivo, che appare evidente nei Psalmi Vespertini presentati in questo disco, che vennero pubblicati postumi dal fratello Domenico. Concepite in uno stile quanto mai personale, queste opere rivelano una scrittura molto espressiva, basata su una efficace alternanza di maestosi passaggi corali e di più intime sezioni solistiche, che nel loro insieme garantiscono un ascolto veramente appassionante, grazie alla brillante interpretazione dell’ensemble Festina Lente, guidato con sensibilità e profonda padronanza stilistica dal suo direttore Michele Gasbarro. Un autore inedito del Barocco romano, che vi conquisterà.

Altre notizie su questo CD
Booklet 20 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

Arie per una “voce d’angelo”

Artisti
Trigono Armonico
Lucia Cortese, soprano
Maurizio Cadossi, direttore
Compositori
F.M. Veracini (1690-1768), M. D’Alay (1687-1757)
G.B. Bononcini (1670-17479, L. Leo (1694-1744)
N. Fiorenza (?-1764), G. Giacomelli, (1692-1740)

Informazioni sull'album

Accanto ai compositori, all’inizio del XVIII secolo iniziarono a mettersi in evidenza i primi grandi cantanti, che in alcuni casi assursero – soprattutto nel caso dei castrati, come Senesino e Farinelli – al rango di star internazionali. Tra di essi merita di essere citata Francesca Cuzzoni, soprano nata a Parma nel 1696 dalla vita molto avventurosa, per la quale Georg Friedrich Händel compose a Londra ben 13 opere. Oltre che per il suo straordinario virtuosismo vocale, la Parmigiana – come era conosciuta – si mise in luce anche per le sue intemperanze caratteriali, che le valsero fieri rimproveri da parte di Händel e che la portarono a un vero e proprio scontro fisico in scena con la rivale Faustina Bordoni. In coincidenza con la nomina di Parma a Capitale Italiana della Cultura per il 2020, la Elegia Classics ricorda questa grande interprete con un attraente disco che ripercorre le tappe salienti della sua inimitabile carriera, con una bellissima silloge di arie tratte dalle opere di alcuni dei compositori più famosi dell’epoca, da Giovanni Bononcini, agguerrito rivale a Londra di Händel, a Geminiano Giacomelli, autore oggi quasi dimenticato e autore di arie dallo sbrigliato virtuosismo, e dal fiorentino Francesco Veracini al pugliese Leonardo Leo. Il ruolo di Francesca Cuzzoni viene degnamente ricoperto da Lucia Cortese, recente protagonista di un disco dedicato alle cantate di Benedetto Marcello, che per l’occasione viene accompagnata dall’ensemble di strumenti originali Trigono Armonico diretto da Maurizio Cadossi.

Altre notizie su questo CD
Registrato nel mese di ottobre 2019, presso il Castello della Musica di Noceto, Parma, Italia
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene i testi delle arie
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.

Arianna abbandonata & other Cantatas

Artisti
Camerata Accademica
Lucia Cortese, soprano
Paolo Faldi, direttore
Compositori
Benedetto Marcello (1686-1739) 
Alessandro Marcello (1684-1747)

Informazioni sull'album

Quando si pensa al repertorio barocco veneziano, il pensiero corre spontaneamente ad Antonio Vivaldi e alle sue celebri Quattro Stagioni, dimenticando che per molto tempo questo ambito venne identificato con altri autori come Benedetto Marcello – al quale è intitolato il Conservatorio della città lagunare. Per questo motivo, la Elegia Classics ha deciso di dedicare il secondo volume della sua serie Glories of the Italian Cantatas a Marcello, patrizio veneto dai molteplici interessi, che oltre alla musica si dedicò con profitto all’ambito letterario, scrivendo Il teatro alla moda, una spietata satira sui protagonisti dell’ambiente musicale veneziano dei primi anni del XVIII secolo. In campo musicale, Marcello ci ha lasciato oltre 300 cantate di pregevole fattura per voce e basso continuo con o senza strumento obbligato, di cui questo disco presenta tre brani di grande bellezza, tra i quali si segnala Arianna abbandonata, una lunga cantata nella quale Marcello rivisita con grande originalità il mito di Teseo e Arianna. Il programma è completato da Irene sdegnata di Alessandro Marcello, fratello maggiore di Benedetto. Queste opere pochissimo note vengono proposte nell’interpretazione di Lucia Cortese, uno dei soprani barocchi più interessanti dell’ultima generazione, accompagnata dall’orchestra barocca padovana Camerata Accademica, diretta con piglio e molto buon gusto da un ispirato Paolo Faldi.

Altre notizie su questo CD
Registrato a 24bit/88.2kHz nell'Auditorio Pollini di Padova i giorni 4, 5 e 6 luglio 2019
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Testi delle cantante
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.

Correa nel seno amato & other Cantatas

Artisti
Trigono Armonico,
Maria Caruso, soprano
Maurizio Cadossi, direttore
Compositore
Alessandro Scarlatti (1660-1725)

Informazioni sull'album

La Elegia Classics inaugura una nuova serie dedicata alla cantata italiana, che la vedrà al fianco della Società Italiana di Musicologia e ad alcuni dei cantanti e degli ensemble di strumenti originali più interessanti del panorama musicale italiano. Il primo volume è – potremmo dire doverosamente – incentrato su Alessandro Scarlatti, che nel corso della sua lunga carriera compose oltre 700 cantate, spaziando dalle delicate atmosfere arcadiche, a lavori basati su temi mitologici e a brani dal carattere decisamente drammatico. Le opere presentate in questo disco rivelano le due caratteristiche principali dello stile del grande compositore palermitano, ossia un inesauribile talento melodico e una scrittura complessa e molto elaborata, che guarda ancora ai modelli del passato. Il programma parte da Correa nel seno amato, una pagina molto nota, che molti considerano tra i capolavori più emblematici della produzione di Scarlatti, per arrivare a due cantate proposte in prima registrazione mondiale, la breve Benché o Sirena bella e Dove fuggo, a che penso. Questo disco segna il debutto nel catalogo della Elegia Classics del soprano Maria Caruso e dell’ensemble Trigono Armonico, diretto dal violino da Maurizio Cadossi.

Altre notizie su questo CD
Registrato il l 6-7 luglio 2019, presso il Castello della Musica di Noceto, Parma, Italia.
Booklet di 24 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene i testi delle cantate
Contiene la biografia degli artisti
Include un commento musicologico.

Opere per Organo

Artista
Diego Cannizzaro, organo
Compositore
Lorenzo Perosi (1872-1956)
Organo
Vincenzo Mascioni (1966) Op. 884
Luogo
Basilica Cattedrale della Trasfigurazione, Cefalù (PA), Italia

Informazioni sull'album

Con questo cofanetto doppio la Elegia Classics prosegue la sua esplorazione della produzione del sacerdote compositore piemontese Lorenzo Perosi, dopo aver presentato le due bellissime Missae pontificales. Il programma comprende le poco note opere organistiche, brani che Perosi scrisse per la maggior parte all’inizio della sua carriera e con le quali iniziò a sviluppare un proprio stile originale, svincolandosi dai toni teatrali e vicini all’opera lirica adottati da molti compositori italiani verso la fine del XIX secolo. Questi brani liturgici – spesso di breve durata – presentano spesso un’atmosfera intimistica, sulla quale i temi vengono elaborati facendo ricorso alla gloriosa eredità del passato, come si può notare dai passaggi fugati e dai brillanti spunti da carattere improvvisativo. Accanto a queste opere vengono presentate le trascrizioni realizzate da Marco Enrico Bossi di alcuni brani della Passione di Cristo secondo san Marco e della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo di Perosi. Queste opere vengono eseguite con brillante autorevolezza da Diego Cannizzaro, per l’occasione alla tastiera dello splendido organo Vincenzo Mascioni della Basilica Cattedrale della Trasfigurazione di Cefalù (Palermo).

Altre notizie su questo CD
Registrato nella Cattedrale di Cefalù, Palermo, Italia, nel mese di maggio 2019
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.
Contiene una scheda completa degli organi con disposizione fonica e fotografie

Organ works

Artista
Alessandro Bianchi, organo
Compositore
Gordon Young (1919-1998)
Organo
Grande organo Diego Bonato (2013)
Balbiani Vegezzi-Bossi
Luogo
Parrocchia Sant'Anastasia, Villasanta (MB), Italia

Informazioni sull'album

Sebbene sia quasi sconosciuto al di fuori degli ambienti organistici, Gordon Young è stato tra gli esponenti più autorevoli del panorama musicale americano della seconda metà del XX secolo, potendo vantare al suo attivo una produzione vasta e stilisticamente molto apprezzabile, comprendente oltre 800 opere soprattutto per organo e per coro, che gli permisero di ottenere per 18 anni consecutivi il premio assegnato dalla Società dei Compositori, degli Autori e degli Editori degli Stati Uniti (ASCAP), un primato mai avvicinato da nessun altro compositore. Per celebrare il primo centenario della nascita di Young, la Elegia Classics presenta questo disco di sorprendente bellezza, che consente di scoprire il suo stile brillante e molto personale, nel quale è possibile ravvisare elementi sia dei grandi maestri del Barocco sia dei compositori romantici reinventati in chiave molto personale, come si può notare chiaramente nella bella Cathedral Suite che apre il programma. Young ha trovato un valido paladino in Alessandro Bianchi, organista di grande talento, che esegue queste opere con il grande organo Diego Bonato Balbiani Vegezzi-Bossi della Parrocchia di Santa Anastasia di Villasanta.

Altre notizie su questo CD
Registrato nella chiesa di Sant’Anastasia a Villasanta nel mese di genaio 2019
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia dell'artista
Include un commento musicologico.
Contiene una scheda completa degli organi con disposizione fonica e fotografie

Sonate d’intavolatura per organo e cimbalo

Artisti
Gabriele Giacomelli, organo
Andrea Banaudi, cembalo
Compositore
Domenico Zipoli (1688-1726)
Organi
Cesare Romani (1588) e Michelangelo Crudeli (1773)
Organo di Michelangelo Crudeli (1777)
e Michelangelo Paoli (prima metà del sec. XIX)
Luoghi
Cattedrale di S. Stefano,
Cappella del Sacro Cingolo, Pieve di San Giusto in Piazzanese, Italia

Informazioni sull'album

Una delle figure più affascinanti e paradossalmente meno conosciute del Barocco è senza dubbio Domenico Zipoli, la cui fama postuma è quasi completamente legata alla sua produzione organistica. In realtà la sua opera numericamente piuttosto ridotta, se rapportata agli standard settecenteschi, ma di altissima qualità – abbraccia anche altri generi, dagli oratori (purtroppo perduti) alla musica liturgica e alle cantate, nella cui brillante e originalissima scrittura si può notare qualche elemento stilistico dei compositori più famosi di quegli anni, a partire da Alessandro Scarlatti, che fu per breve tempo uno degli insegnanti di Zipoli. Nel 1716 Zipoli si trasferì a Siviglia, dove entrò nell’ordine gesuita e maturò la decisione di partire per le reducciones (missioni) dell’America Latina. Arrivato in Argentina, il compositore pratese si dedicò alacremente alla musica, aiutando la popolazione locale dei guaranì a sviluppare il suo innato talento musicale. Sfortunatamente, nel 1725 Zipoli contrasse la tubercolosi, che l’anno successivo lo condusse a morte all’età di soli 37 anni. Per onorare questo autore di grande suggestione, la Elegia avvia con questo cofanetto doppio la serie completa delle sue opere, partendo dall’integrale delle opere per organo e clavicembalo, eseguite rispettivamente da Gabriele Giacometti – uno dei massimo specialisti dell’opera di Zipoli – e Andrea Banaudi, anche direttore artistico dell’Accademia del Santo Spirito di Torino. Un progetto di ampio respiro, destinato a fare scoprire opere di rara bellezza.

Altre notizie su questo CD
Registrato nella Cattedrale di Santo Stefano (Cappella del Sacro Cingolo), Prato, Italia, il 5 luglio 2013; Pieve di San Giusto in Piazzanese, Prato, l'8 ottobre 2013.
CD2: Registrato nella Sacrestia della Chiesa dello Spirito Santo, Torino, Italia, Novembre-Decembre 2018
Booklet di 28 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia degli artisti
Include un commento musicologico.
Contiene una scheda completa degli organi con disposizione fonica e fotografie

Mottetti-Inni-Antifone

Compositori
Marco Antonio Centorio (1597/98 - 1638)
Pietro Heredia (1570-1648)

Informazioni sull'album

In epoca medievale il vescovado di Vercelli era una delle sedi episcopali più importanti dell’Italia settentrionale, anche grazie al fatto di trovarsi lungo il tracciato della Via Francigena, una delle vie di comunicazione europee più importanti dell’epoca, frequentata tanto dai pellegrini diretti a Roma sia da un gran numero di ricchi mercanti. Questa posizione strategica permise a Vercelli di raggiungere una invidiabile ricchezza, che si tradusse in una straordinaria fioritura delle arti. Oggi i visitatori ammirano della bella città piemontese soprattutto i capolavori architettonici, ma oltre a essi meritano di essere riscoperte anche le splendide opere musicali che vi vennero composte nel corso dei secoli. Questo disco consente di farsi un’idea di questi tesori musicali, presentando una fascinosa silloge di mottetti di Marco Antonio Centorio e Pietro Heredia. Particolare interesse rivestono le opere di quest’ultimo, compositore finora del tutto sconosciuto ai cataloghi discografici, che ha trovato un instancabile paladino in Don Denis Silano, che si fa apprezzare nella sapiente direzione della Cappella Musicale del Duomo di Vercelli. Nel complesso, si tratta di un disco molto suggestivo, che aggiunge una nuova tessera al meraviglioso mosaico del repertorio della prima metà del XVII secolo, che molti tendono a identificare quasi esclusivamente con l’astro luminosissimo di Claudio Monteverdi.

Altre notizie su questo CD
Registrato nella Cappella del Seminario Arcivescovile Vercelli dal 17 al 21 gennaio 2019
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia degli artisti
Include un commento musicologico.

La musica sacra ai tempi di Leonardo

Artisti
Accademia del Ricercare
Pietro Busca, direttore
Compositore
Franchino Gaffurio (1451-1522)

Informazioni sull'album

Per celebrare il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci, il genio italiano che nel suo Trattato della pittura scrisse «La musica non è da essere chiamata altro che sorella della pittura», la Elegia Classics è orgogliosa di presentare un disco interamente dedicato a Franchinus Gaffurius, compositore lodigiano oggi quasi dimenticato, ma che ebbe lo straordinario onore di venire ritratto da Leonardo. Il programma è imperniato intorno alla Missa De Carnaval, una delle sue opere più significative, composta per l’ultima domenica prima della quaresima del rito ambrosiano, alla quale fanno corona alcuni mottetti di suggestiva bellezza, che tratteggiano un affascinante spaccato del panorama musicale negli ultimi anni del XV secolo. Di questi lavori l’ensemble di strumenti originali dell’Accademia del Ricercare diretto da Pietro Busca ci offre una lettura tanto ispirata sotto il profilo espressivo quanto ricca sotto l’aspetto strumentale, con le quattro voci maschili che vengono affiancate da una formazione comprendente cromorni, flauti dolci, traverse rinascimentali, vielle e un nutrito gruppo di basso continuo. Un nuovo disco di grande interesse per l’Accademia del Ricercare, che dopo il recentissimo Seicento prosegue la sua esplorazione del repertorio meno noto.

Altre notizie su questo CD
Registrato nella Cappella del Seminario Arcivescovile a Vercelli, Italia dal 23 al 25 Febbraio 2019
Booklet di 12 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene una biografia dell’artista
Include un commento musicologico 

Missa Pontificalis I-II - Confitebor Tibi Domine - Magnificat

Artisti
Coro dell’Accademia Stefano Tempia
Michele Frezza, direttore
Corale Polifonica di Sommariva Bosco
Adriano Popolani, direttore
Massimo Nosetti - Marco Limone, organo
Compositore
Lorenzo Perosi (1872-1956)
Organi
Organo Tamburini (1933/4) - Organo Pinchi, Opus 419,III/48 (2000)
Luoghi
Conservatorio G. Verdi, Torino Italia -  Basilica Pontificia di Castelnuovo Don Bosco (AT) Italia

Informazioni sull'album

Figlio di Giuseppe Perosi, maestro di cappella nella Cattedrale di Tortona e protagonista della riforma della musica sacra italiana, nacque a Tortona il 21 dicembre 1872 e morì a Roma il 12 dicembre 1956. Avviato dal padre agli studi musicali, iniziò studi regolari al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma e, in seguito, al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano con M. Saladino. Nel 1890 fu nominato organista e maestro di canto nell’Abbazia di Montecassino. Nel 1892 riprese gli studi al Conservatorio di Milano dove conseguì il diploma. Si perfezionò a Ratisbona con F.X. Haberl e M. Haller, nel 1893. Verso la fine di quell’anno assunse l’incarico di maestro di canto nel Seminario di Imola, dirigendo la Cappella del Duomo, come poi quella di San Marco a Venezia. Ordinato sacerdote, ebbe modo di farsi conoscere dirigendo esecuzioni di proprie composizioni oratoriali e, nel 1898 divenne direttore della Cappella Sistina e, dal 1903 con il titolo di maestro perpetuo, impegno che dovette interrompere tra il 1915 e il 1923 a causa di problemi di salute. Il 22 ottobre 1930 fu nominato Accademico d’Italia.

Altre notizie su questo CD
Registrato al Conservatorio “G. Verdi” di Torino, dal 13 al 15 febbraio 2010 (Missa Pontificalis, Confitebor tibi Domine, Magnificat). Nella Basilica Pontificia di Castelnuovo Don Bosco (AT), il 18 e 19 marzo 2019 (Missa Secunda Pontificalis)
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene una biografia degli artisti.
Include un commento musicologico

Complete Organ Works Vol.1 - Six Organ Sonatas Op. 65

Artista
Luca Benedicti, organo
Compositore
Felix Mendelssohn (1809-1847)
Organo
Vincenzo Mascioni (1910)
Luogo
Cattedrale di Sant'Eusebio, Vercelli, Italia

Informazioni sull'album

Le Sei Sonate per organo op. 65 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, scritte su commissione degli editori londinesi Coventry e Hollier, rappresentano la sintesi della piena maturità artistica e creativa del musicista. La passione per questo strumento si rivela già nel giovanissimo autore che, non ancora dodicenne, scrisse i Sei piccoli pezzi. La sua straordinaria capacità di comporre brani per organo fu non solo il frutto del costante interesse nutrito per questo strumento, ma la conseguenza di anni di frequentazione di prestigiosi maestri (studiò infatti armonia e contrappunto con Karl Friedrich Zelter mentre con August Wilhelm Bach, organista della Marienkirche a Berlino, acquisì una solida padronanza dello strumento) e dell’approfondita conoscenza dell’opera bachiana alla cui riscoperta, com’è ben noto, Mendelssohn diede un forte e determinante impulso. Conosciuto e apprezzato sia nell’interpretazione che nell’arte dell’improvvisazione, fu invitato, non ancora adolescente, ad esibirsi in Germania in diversi concerti, tra i quali ricordiamo quelli di Weimar nel 1821 e nella Cattedrale di Berna l’anno successivo. L’esperienza acquisita in questo periodo fu determinante nel momento in cui, tra l’estate del 1844 e il gennaio del 1845, Mendelssohn si accinse ad affrontare la composizione delle Sei Sonate. In esse, infatti, si possono ravvisare generi diversi come il tema e variazioni o l’aria col da capo e l’utilizzo di svariate tecniche compositive nel trattamento dei singoli movimenti. Se si può fondatamente considerare la Quarta Sonata come la prima Sinfonia per organo del diciannovesimo secolo, con la Sesta Sonata Mendelssohn inaugura una forma musicale che si può ravvisare a tutti gli effetti nella sonata ciclica. Il tema del Corale“Vater unser im Himmelreich” diventa spunto e pretesto non solo per l’elaborazione delle prime quattro variazioni, ma anche degli ultimi due movimenti (il soggetto della fuga e dell’Andante finale si basano essenzialmente sullo stesso tema del Corale), trasformandoli di fatto nella quinta e sesta variazione. Il ricorso ad una formidabile tecnica contrappuntistica è evidente fin dall’Allegro moderato e serioso della Prima Sonata in fa minore, dove il soggetto del fugato viene magistralmente elaborato, interrotto soltanto in alcuni punti dall’armonizzazione del Corale “Was mein Gott will, das g’scheh allzeit”. La tecnica contrappuntistica torna a rimarcare le grandi doti del compositore tedesco nell’elaborazione della doppia fuga della Terza Sonata nella quale compare, enunciato al pedale, il Corale “Aus tiefer Not schrei’ ich zu dir”. La concezione di un organo con maggiori disponibilità timbriche ed espressive si riconosce nell’uso di contrasti sonori anche violenti, come nell’Andante recitativo del terzo movimento della Prima Sonata o nella grandiosa apertura della Terza Sonata, dove alle grandi masse accordali della prima tastiera si alterna un tema semplice, ma ben declamato sulla seconda. Anche il disegno a crome puntate che caratterizza il Pedale dell’ Andante con moto della Quinta Sonata esprime efficacemente il tipico procedimento del pizzicato degli archi. La tecnica affidata alle note del pedale si rivela quanto mai innovativa per l’epoca. Mendelssohn infatti la utilizza nelle sue Sonate con grande disinvoltura affidando al pedale passaggi impegnativi, fornendo così un notevole impulso alla costruzione di organi con pedaliera più estesa e con un maggior numero di registri ad essa dedicati rispetto agli strumenti esistenti nell’Inghilterra del primo Ottocento.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 26 e 27 febbraio 2018 nella Cattedrale di Sant'Eusebio a Vercelli, Italia
Booklet di 12 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene una biografia dell’artista Include un commento musicologico
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

Organ Concertos Op. 4

Compositore
George Friedrich Händel (1685-1759)
Organo
Mascioni Op. 570 (1942)
Luogo
Chiesa di San Francesco, Moncalvo (AT) Italia

Informazioni sull'album

«Si può dire che Händel, nello specifico, non sia facilmente superato da nessuno nella sua bravura all’organo, se non forse da Bach di Lipsia». Con questo giudizio molto lusinghiero del 1739 Johann Mattheson, compositore e teorico tedesco di grande fama nel XVIII secolo, ci permette di scoprire un lato quasi sconosciuto della produzione del grande compositore di Halle, oggi conosciuto soprattutto per le sue opere e i suoi oratori. Fu proprio in funzione dei suoi oratori che Händel scrisse tra il 1735 e il 1736 i sei Concerti per organo, archi e basso continuo op. 4, che eseguì lui stesso tra un atto e l’altro dei suoi monumentali capolavori sacri. In ogni caso, non si tratta affatto di semplici opere d’occasione, concepite per intrattenere piacevolmente il pubblico in attesa della ripresa del “vero spettacolo”, ma di lavori di notevole spessore artistico, nei quali il compositore alternò sapientemente passaggi dai toni brillantemente virtuosistici a movimenti dalla distesa cantabilità. Queste sei bellissime opere vengono proposte in questo disco nella scintillante trascrizione per organo solo realizzata da Massimo Gabba, che le esegue con la maestria di cui ha dato prova nei dischi che ha realizzato in precedenza per la Elegia Classics.

Altre notizie su questo CD
Registrato il mese di novembre 2018 nella chiesa di San Francesco d’Assisi, Moncalvo (AT), Italia
Booklet di 12 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene la biografia  dell'artista
Include un commento musicologico
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

Seicento - Italian Early baroque music

Artisti
Accademia del Ricercare, Pietro Busca, direttore
Lorenzo Cavasanti, Manuel Staropoli, flauti,
Antonio Fantinuoli, violoncello Ugo Nastrucci, tiorba e chitarra 
Claudia Ferrero, clavicembalo
 
Compositori
Francesco Turini (1589 circa–1656) 
Giovanni P. Cima (1570 circa–1622) 
Dario Castello (1602–1631)
Antonio Caldara (1670–1736)
Luogo
Basilica di Sant’Apollinare (Roma), Italia

Informazioni sull'album

Nel corso del XVII secolo in Italia si sviluppò il genere della sonata strumentale, un percorso artistico che coinvolse un gran numero di città e di compositori noti e meno noti, partendo dalle Sonate concertate in stil moderno del veneziano Dario Castello – un compositore tuttora avvolto in un’aura di fascinoso mistero – per arrivare allo stile levigato e tecnicamente ineccepibile di Arcangelo Corelli, l’autore di Fusignano trapiantato felicemente a Roma, che fece scuola a tutta l’Europa. Questo disco tratteggia un incantevole affresco di questa gloriosa tradizione musicale con una sorta di “percorso circolare”, che prende le mosse da Castello, Francesco Turini – compositore nativo di Praga e attivo per molti anni a Brescia – e il milanese Francesco Paolo Cima, per spingersi ad Antonio Caldara, autore veneziano contemporaneo di Vivaldi, e tornare infine ai tre precursori, una scelta che vuole sottolineare la coerenza con cui si sviluppò il genere della sonata. Un nuovo disco di grande interesse dell’Accademia del Ricercare, che dopo il bellissimo CD dedicato alla produzione cameristica di Georg Philipp Telemann, celebra il Seicento musicale del nostro paese, in attesa di un nuovo straordinario disco di imminente uscita dedicato alla musica ai tempi di Leonardo da Vinci, genio di cui nel 2019 si celebra il quinto centenario della scomparsa. Una nuova imperdibile proposta di Elegia Classics. Stay tuned! 

Altre notizie su questo CD
Booklet di 12 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Registrato nella chiesa di San Raffaele Arcangelo, San Raffaele Cimena (TO), Italia, il 9 e 10 marzo 2018
Contiene la biografia degli artisti.
Include un commento musicologico

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