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Italian Instrument Style -Transcription for violin and organ

Artisti
Lina Uinskyte, violino
Marco Ruggeri, organo
Compositori
Antonio Veretti (1900-1978)
Amilcare Ponchielli (1834-1886)
Antonio Bazzini (1818-1897)
Nino Rota (1911-1979)
Mario Pilati (1903-1938)
Organo
Pietro Bernasconi (1892)
Luogo
Chiesa della Confraternita di San Bernardino, Vercelli, Italia

Informazioni sull'album

Tra i più attivi musicisti italiani del pieno Novecento è senz’altro da ricordare il veronese Antonio Veretti (Verona 1900 - Roma 1978). Diplomato in Composizione a Bologna a soli 21 anni (allievo di Mattioli e Alfano), intraprese una brillante carriera di docente che lo portò alla direzione dei Conservatori di Pesaro, Cagliari e Firenze. L’ambiente bolognese lo mise in contatto con Riccardo Bacchelli e l’ambiente letterario della “Ronda” (su testo di Bacchelli scrive la sua prima opera, Il medico volante, del 1923-24). Si trasferì poi a Milano e in seguito a Roma. La sua ingente produzione compositiva si innesta nella scia di Pizzetti e Casella, ma conosce continue evoluzioni fino alla svolta dodecafonica degli anni ’50. È autore di opere e una gran quantità di musica strumentale, tra cui sinfonie, concerti e molta musica da camera. Il Duo strumentale, originariamente per violino e pianoforte, del 1955, rivela un linguaggio neoclassico, elegante e brillante in cui il legame con il passato è evidente nel singolare omaggio a Corelli (2° tempo) e nell’adozione di forme proprie della musica strumentale tradizionale (il Rondò del 3° tempo). Noto per l’attività di operista, Amilcare Ponchielli (Paderno Ponchielli 1834 - Milano 1886) fu in realtà molto prolifico anche nel campo della musica strumentale, e bandistica in particolare. Il Capriccio per oboe e pianoforte venne composto per l’amico e collega Cesare Confalonieri, allievo di oboe del Conservatorio di Milano ai tempi in cui Ponchielli studiava composizione, poi divenuto docente di oboe presso lo stesso istituto. Di questo brano sono conservati l’autografo (presso l’Archivio Ricordi), una copia manoscritta (presso il Museo Civico di Cremona) e l’edizione a stampa postuma Ricordi del 1889. Nella copia manoscritta il titolo riportato è Gran Capriccio, a conferma delle ampie proporzioni e soprattutto di un’articolata struttura formale, con varietà di caratteri, riprese tematiche e il brillante tema con variazioni finale. La scrittura molto virtuosistica e appassionata della parte dell’oboe rende plausibile ed, anzi, pie­­namente convincente, anche l’esecuzione al violino. Singolare figura, nell’Italia del melodramma, fu quella del bresciano Antonio Bazzini (Brescia 1818 - Milano 1897). Violinista virtuoso di fama europea, studiò composizione a Lipsia dal 1843 al 1848, nella cerchia di Schumann e Mendels­sohn. Lo stesso Schumann ebbe modo di elo­giare i suoi meriti di violinista nel 1843: «Come esecutore Bazzini appartiene certamente ai più grandi del presente; non conosco nes­suno come lui abile nella tecnica, nella grazia e nella pienezza del suono, e soprattutto in purezza ed uguaglianza; inoltre predomina gli altri specialmente per freschezza, giovinezza e severità d’interpretazione» (articolo sulla Neue Zeitschrift für Musik). Con l’autore al pianoforte, ebbe invece il privilegio di suonare il celebre Concerto per violino di Mendelssohn in una esecuzione privata. Forte di tali esperienze, il rientro in patria costituì per Bazzini l’occasione per diffondere l’interesse per la musica strumentale, in opposizione al melodramma trionfante. Anzi, da alcuni fu visto come l’anti-Verdi, promotore di nuove idee e repertori. Scrisse molta musica per orchestra e da camera, con particolare attenzione al violino. Per questi suoi meriti fu incaricato della docenza di Composizione al Conservatorio di Milano nel 1873, istituto di cui fu direttore dal 1882. Il Concerto militare (appellativo dato al Concerto per violino e orchestra n. 5) risale al 1863 e fu dedicato al Re Vittorio Emanuele II. La brillante scrittura violinistica si abbina alla solidità della parte orchestrale, che non figura come semplice accompagnamento, ma partecipa in modo raffinato e autonomo all’insieme strumentale. Il carattere militare dei due movimenti estremi si contrappone alla Preghiera centrale, dal carattere intensamente melodico e nostalgico. Vissuto in pieno Novecento, ma per molti aspetti ancora legato al secolo precedente, può considerarsi il compositore milanese Nino Rota (Milano 1911 - Roma 1979). Enfant prodige, si diploma in Composizione con Casella a soli 19 anni, dopo aver debuttato come compositore a soli 11 anni con l’oratorio L’infanzia di S. Giovanni Battista (1922), mentre nel 1926 scrive Il Principe Porcaro, un’opera per ragazzi tratta da una fiaba di Andersen. Ma Rota è noto soprattutto per le numerosissime colonne sonore di film, alcune delle quali premiate con prestigiosi riconoscimenti internazionali. Fu assai attivo anche come autore di musica da camera, per orchestra, sacra e teatrale. L’Improvviso per violino e pianoforte qui eseguito è una composizione basata sul tema principale della colonna sonora del film D’amanti senza amore (1947). Il programma si conclude con il Preludio, Aria e Tarantella del napoletano Mario Pilati (1903-1938) allievo di Antonio Savasta al Conservatorio di Napoli. Compositore dal talento precocissimo, vinse numerosi premi in concorsi prestigiosi e si aggiudicò anche cattedre di insegnamento presso vari conservatori italiani. Prima a Cagliari, poi, dal 1930 nella stessa Napoli. Nel frattempo, su consiglio di Ildebrando Pizzetti, si trasferì a Milano dove svolse varie esperienze artistiche e lavorative (presso Casa Ricordi). Nonostante la brevità della sua vita, la sua produzione compositiva è ingente, soprattutto nel genere della musica da camera. Scrisse anche un Concerto per orchestra, una Suite per pianoforte e orchestra e un’opera, Piedigrotta, rimasta incompiuta. Stilisticamente Pilati risente dell’influsso di Pizzetti, ma rivela fin dall’inizio una spiccata personalità e un talento raffinato. Negli ultimi anni della sua giovane vita mostrò interesse per i temi popolari napoletani, di cui il Preludio, Aria e Tarantella è un esempio maturo ed efficace: le citazioni scorrono fluide e non emergono come elementi isolati ma, al contrario, contribuiscono all’unità generale della forma. Il tema iniziale del Preludio, ad esempio, ricorre al termine della Tarantella, brillantemente introdotto dal vivacissimo andamento della danza. Sempre nel Preludio compare il tema di O sole mio, al pianoforte, sapientemente mascherato dalle scale del violino e dai cromatismi delle armonie. La trascrizione per organo di brani concepiti inizialmente per violino e orchestra o pianoforte viene dall’intento di valorizzare le peculiarità timbriche “orchestrali” dell’organo. In particolare, si è utilizzato un grande strumento italiano di fine Ottocento, costruito da Pietro Bernasconi nel 1892 per la chiesa di S. Bernardino in Vercelli. Quest’organo si pone a metà fra la tradizione ottocentesca dell’organo “or­che­stra” e i successivi sviluppi “sinfonici” dell’organo novecentesco ceciliano. Le nuove sonorità espressive e violeggianti convivono con l’irruenza delle ance e del ripieno di stampo ottocentesco. L’esecuzione all’organo delle parti pianistica e orchestrale ha necessariamente comportato qualche adattamento, in particolare nelle estensioni. Tuttavia, l’ambito ridotto delle tastiere organistiche rispetto al pianoforte viene in parte compensato dalla presenza della pedaliera che conferisce - con i suoi possenti Contrabassi - una vera profondità “orchestrale” dell’insieme sonoro. La dolcezza espressiva dei fondi, la cantabilità dei flauti e delle ance dolci, la potenza della basseria (Contrabassi e Bombarde), la forza trasparente del ripieno, tutto questo unito alla disponibilità di tre piani sonori simultanei (le due tastiere e la pedaliera), hanno reso possibile uno stimolante lavoro di adattamento organistico della parte orchestrale. Marco Ruggeri

J.S. Bach Transcriptions for saxophone and organ

Artisti
Pietro Tagliaferri, sassofono soprano
Stefano Pellini, organo
Compositore
Johann Sebastian Bach (1685-1750) 
Organo
Dell’Orto & Lanzini (2007)
Luogo
Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta,
Vigliano Biellese, Italia

Informazioni sull'album

La musica di Bach è stata sin dal XIX secolo oggetto di innumerevoli trascrizioni, revisioni e adattamenti. Il progetto Riverberi si cimenta in questo compact disc con alcune pagine più o meno note del repertorio bachiano per offrirne uno scorcio, una prospettiva particolare: il suono di uno strumento – il sax soprano - che Bach non poteva conoscere (perché inventato assai dopo).
Se è vero che le partiture bachiane sono state trascritte infinite volte, è altrettanto vero che al loro interno contiamo numerose trascrizioni dello stesso Bach: in particolare, egli amava la musica di Vivaldi, tanto da trascrivere per tastiera concerti del maestro italiano, Il Concerto in Fa maggiore BWV 978 che apre questo CD vede la parte orchestrale, il Tutti, affidata all’organo, mentre il sax suona la parte del solo, il violino dell’originale vivaldiano. Nel preludio al corale “Wachet auf, ruft uns die Stimme” BWV 645 la parte del corale è affidata al registro di Tromba dell’organo, mentre il sax ricama la splendida melodia processionale.Una significativa antologia delle Variazioni Goldberg BWV 988 consente ai due strumenti di mettere in luce geometrie che in alcuni casi sono destinate a rimanere adombrate all’interno della partitura. Anche l’aria per contralto “Qui sedes”, con oboe obbligato, ripropone il contrasto tra i due strumenti: l’oboe/sax si trova non solo a introdurre e chiudere la pagina musicale, ma ad intrecciare le sue linee col canto del contralto/registro solista dell’organo, creando suggestivi effetti di dialogo. Nessun’altra scrittura come quella in trio, tanto praticata da Bach, permette di apprezzare contrasti timbrici e movimento delle voci: a ciò si aggiunge che la prima Sonata in Trio, inoltre, è scritta in mi bemolle maggiore, tonalità che nel temperamento dell’organo Lanzini-Dall’Orto di Vigliano Biellese assume un colore tutto particolare, a tratti aspro a tratti luminoso. Alla melodia discendente, di disarmante semplicità, con la quale il violino secondo apre il Largo ma non tanto del Concerto per due violini BWV 1043, qui affidata all’organo, fa subito eco la voce del violino primo/sax, in un raffinatissimo e lirico rimando che fa di queste pagine una delle più alte dell’intera produzione bachiana. Nell’aria per soprano “Mein gläubiges Herze” il giocoso tema, eseguito dal sax, è contrappuntato dalle due linee del basso, in particolare dal contrastivo motivo affidato al violoncello piccolo (ancia dell’organo); nella coda finale, di insolita lunghezza, il sax si appropria della linea dell’oboe e alla già densa polifonia si aggiunge un’ulteriore linea, quella del violino, affidata alla sonorità dell’affine registro Viola da gamba. Le Invenzioni e Sinfonie, rispettivamente a due e tre voci, sono pagine assai note, se non altro perché tappe obbligate nel percorso formativo di studio dei tastieristi: riascoltare la Sinfonia 7 in mi minore BWV 793 in questo arrangiamento strumentale permette di godere del movimento delle singole voci, affidate a tre strumenti distinti nello spazio, perché suonanti a diversa profondità (le canne della prima tastiera dell’organo, il Grand’Organo, in alto e in posizione arretrata, il sax in posizione centrale, e il corpo della seconda tastiera, il Rückpositiv, collocato in posizione più bassa e aggettante, più vicina all’orecchio dell’ascoltatore). Se la Toccata e Fuga in re minore, dalle celebri e roboanti cascate sonore e dalla scrittura briosa e improvvisativa, riconduce al tradizionale repertorio organistico, mettendo in risalto le sfavillanti e piene sonorità dell’organo di Vigliano Biellese, nel movimento incalzante e sereno delle terzine dell’altrettanto celebre Corale dalla Cantata BWV 147 si ripropone quel serrato dialogo timbrico che è alla base del progetto Riverberi. Il disco si chiude quasi in sordina, sui toni delicati e lirici del Corale ornato « Liebster Jesu, wir sind hier », dove l’umanissima invocazione al divino (« Amatissimo Gesù, noi siamo qui ») trova nel suono rotondo del sax, ripreso e ulteriormente impreziosito di abbellimenti dal registro di Cornetto dell’organo, una veste sonora fedele e gentile.

Belle Epoque à Turin. Organ pieces from 1884 Exibition

Artista
Roberto Cognazzo, organo
Compositori
Alfredo Catalani (1854-1893) 
Franco Faccio (1840-1891)
Charles Gounod (1818-1893)
Romualdo Marenco (1841-1907)
Jules Massenet (1842-1912) 
Giacomo Meyerbeer (1791-1864)
Camille Saint-Saëns (1835-1921) 
Richard Wagner (1813-1883) 
Giuseppe Verdi (1813-1901)
Organo
Carlo Vegezzi Bossi (1858-1927)
Luogo
Chiesa di San Massimo Vescovo, Torino, Italia

Informazioni sull'album

Nell’ambito dell’Esposizione Universale che si tenne a Torino nel 1884, la musica ebbe un ruolo non secondario. L’esposizione diede un ampio spazio ai costruttori di pianoforti e di organi, ospitati in un’apposita struttura, dove numerosi musicisti si alternavano in Belle Epoque à Turin, spettacolari performances musicali. In quell’occasione la medaglia d’oro per i costruttori d’organo fu assegnata a Carlo Vegezzi Bossi (1858-1927), che presentò un grandioso strumento che esaltava la tipologia melodrammatica integrandola con aperture al gusto francese. Dopo l’esposizione l’organo fu collocato nella Chiesa di San Massimo a Torino, che allora ne era sprovvista. Lo strumento, restaurato nel 2014 dalla ditta Brondino-Vegezzi Bossi, inaugura con questo CD la sua seconda vita. Il programma musicale, interamente formato da trascrizioni elaborate dal maestro Roberto Cognazzo, si collega a quanto proposto nei concerti e nella stagione lirica del 1884. I risultati sono ora paradossali (Gounod, Marenco, Saint-Saens), ora trionfalistici (Meyerbeer e Wagner), ora squisitamente crepuscolari (Massenet, Catalani) . Infine una piccola gemma sepolta dall’oblio, la commovente marcia funebre per Ofelia dall’Amleto, seconda e ultima opera lirica di Faccio.

German Romantic Composers. Organ pieces

Artista
Marco Limone, organo
Compositori
Felix Mendelsshon-Bartoldy (1809-1847)
Johannes Brahms (1833-1897)
Robert Schuman (1810-1856)
Joseph Gabriel Rheinberger (1839-1901) 
Sigfrid Karg-Elert (1877-1903) 
Max Reger (1873-1916)
Organo
Carlo Vegezzi Bossi (1914)
Luogo
Basilica del Corpus Domini, Torino, Italia

Informazioni sull'album

Questo CD si apre con il Preludio e Fuga in Do minore Op.37 composto da Mendelssohn (1809-1847). La severità della fuga rivela la solida padronanza del contrappunto posseduta da colui che ebbe il merito di riportare in auge la musica di J.S. Bach. Essa è preceduta dagli accentuati spunti violinistici contenuti nell’appassionato Preludio. L’accorato addio alla musica e alla vita di Johannes Brahms (1833-1897) è qui rappresentato dal celebre Preludio al Corale “Herzlich tut mich verlangen” N°10, tratto dai Preludi Corali Op.122 che furono composti negli ultimissimi anni di vita del compositore di Amburgo. Gli “Schizzi Sinfonici” di Schuman (1810-1856) traggono ispirazione dal “Pianoforte con pedaliera”, strumento allora utilizzato per le esercitazioni degli organisti. Il gradevolissimo risultato di queste suggestioni è una musica di chiara derivazione pianistica, che trova però all’organo un’ottima possibilità di realizzazione grazie all’ampia “policromia” di cui è capace “Il Re degli strumenti musicali”.Josef Gabriel Rheinberger (1839-1901), nativo del Liechtenstein, fu compositore assai prolifico. Oggi è ricordato soprattutto grazie alla cospicua produzione organistica e in particolare alle 20 sonate. Dall’undicesima sonata è tratta la dolcissima Cantilène, candida melodia affidata al registro di oboe. Sigfrid Karg-Elert (1877-1933), attivo sia come concertista che come insegnante, sviluppò uno stile musicale spiccatamente impressionista. La sua musica ricca di seducenti sfumature e ardite modulazioni gli valse l’appellativo di “Debussy dell’organo”. La poderosa Marcia Trionfale sopra “Nun danket alle Gott” op.65 è uno dei suoi brani più noti dalle grandiose sonorità organistiche. A conclusione di questa antologia dedicata al romanticismo tedesco non poteva mancare un omaggio al grande Max Reger (1873-1916), qui rappresentato dalle sinuosità della bellissima Melodia op.59 N°11 e dalla possente Improvisation tratta dalla Sonata opera 60 in Re minore.

The best organ works

Artisti
Giovanna Franzoni, organo
Elena Gentiletti Drago, organo
Compositore
Giovanni Morandi (1777-1856)
Organi
G. Callido (1776); G. Callido (1784)
N. Morettini (1898)
Luoghi
Chiesa di San Lorenzo Martire,
Cerasa, San Costanzo (PU)
Chiesa di Sant’Agostino (PU)
Chiesa di San Michele Arcangelo, Rosora, (AN)

Informazioni sull'album

Giovanni Morandi è forse il compositore italiano per organo più significativo nel periodo tra Frescobaldi e Marco Enrico Bossi. L’immagine tramandata di lui è quella di un musicista influenzato dall’opera: ciò è vero solo in parte, e del resto nell’Ottocento qualunque musica strumentale risentiva degli influssi dell’opera. Partendo da questa visione ormai superata si è dato avvio ad un progetto che ha visto associati ricerca musicologica e performance, che ha riscoperto i lavori giovanili e quelli meno noti e più originali della maturità in modo da offrire un’immagine più ricca e veritiera di questo compositore. I collegamenti con la musica operistica del tempo sono evidenti, come si era accennato, ma rischiano di diventare un topos che impedisce una conoscenza più approfondita del suo catalogo. All’opera rimandano citazioni vere e proprie, una sorta di omaggio realizzato attraverso motivi cui viene poi dato sviluppo autonomo: nella Pastorale a quattro mani si noterà come il tema d’apertura richiami il Quintetto dal primo atto della Semiramide di Rossini. Numerosi pezzi riprendono lo schema costruttivo della Sinfonia rossiniana: si aprono con una introduzione lenta (caratterizzata da incisi contrastanti dall’effetto teatrale) alla quale succede una sezione veloce.

Debussy à l’orgue, aux allures doucement effacées

Artista
Paolo Bottini, organo
Compositore
Claude Debussy (1862-1918)
Organo
Anneessens Ruyssers (1908)
Luogo
Chiesa di San Gioacchino ai Prati, Roma, Italia

Informazioni sull'album

Debussy non scrisse mai opere per organo, eppure non è questa la prima volta che sorge l’idea di rivisitare sue creature su questo “re degli strumenti”, dalla sonorità piena e sostenuta, ma versatile nei coloriti e capace di delicate trasparenze. In questo compito si erano già cimentati i suoi contemporanei Alexandre Guilmant (1837-1911), Léon Roques (18391923) e Gaston Choisnel (1857-1921). Ora Paolo Bottini attinge ad alcune delle loro trascrizioni, ma aggiunge di suo trasposizioni sull’organo di pagine pianistiche lette direttamente dagli originali: nuove preziose perle per questa sorprendente collana. Nel caso dei Deux Arabesques che aprono la serie, è appunto Paolo Bottini a dare una propria veste organistica agli originali per pianoforte, destinati a un esecutore singolo. Questi vennero scritti separatamente uno dall’altro nel 1888 e nel 1891, per poi venire organizzati in suite nell’edizione Durand del 1891. Children’s corner (Angolo dei bimbi) è una raccolta di sei pezzi per pianoforte composta fra il 1906 e il 1908, che sottolinea un momento particolare della vita di Debussy: l’affacciarsi alla vita della piccola Claude-Emma, nata il 30 ottobre 1905 dalla sua relazione con Emma Bardac, più tardi divenuta la sua seconda moglie.

Altre notizie su questo CD Registrato a Roma, Italia, nel 2012
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e francese
Include un commento musicologico
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

L’Office divin, pièces pour harmonium ou orgue

Compositore
Filippo Capocci (1840-1911)
Organi
G. Mola (1894) Chiesa di San Pietro in Vincoli, Lanzo Torinese, Torino, Italia
Harmonium, Rodolphe Fils & Debain, (1900), Chiesa di Santa Anastasia, Monastero di Lanzo, Torino, Italia

Informazioni sull'album

Filippo Capocci nacque a Roma l’11 maggio 1840. Il padre, organista e maestro di cappella presso l’Arcibasilica di Giovanni in Laterano in Roma, lo avviò ben presto allo studio musicale che gli consentì di diplomarsi in organo nel 1861 presso l’Accademia di Santa Cecilia in Roma. La carriera di concertista d’organo lo portò ad eseguire concerti in tutta Italia e all’estero riscuotendo ovunque grande successo. Dopo un concerto trionfale tenuto all’Accademia di Santa Cecilia in Roma, Capocci venne scelto dalla Regina Margherita di Savoia come suo maestro d’organo. L’Office Divin si ispira esplicitamente alla tradizione francese di cicli di musiche per il servizio liturgico concepiti per organo o harmonium ma decisamente propendenti per quest’ultimo piuttosto che per lo strumento a canne

Organ works

Artista
Walter Gatti, organo
Compositore
Dieterich Buxtehude (1637-1707)
Organo
Dell’Orto & Lanzini (2011)
Luogo
Chiesa della Madonna di Fatima,
Pinerolo, Torino, Italia

Informazioni sull'album

Di Dieterich Buxtehude (1637-1707), compositore e organista di origine danese , si può dire che fu uomo di vasta cultura (la scuola di latino della sua città era tra le più rinomate all’epoca e la sua famiglia era di rango culturale piuttosto elevato), generoso e assai apprezzato dai conoscenti, in patria e altrove. Buxtehude visse in diverse città della Germania prima di stabilirsi definitivamente a Lubecca, città in cui divenne estremamente famoso. Il suo stile musicale spesso lascia sorpresi per l’evidente miscela di arditezza linguistica e densità della massa sonora, per l’alternanza fra costruzioni taglienti, brio e oasi di estenuata serenità. Il suo appare oggi uno stile per certi versi drammatico, imprendibile, quasi barbarico. Questo è vero per la sua musica in generale, ma particolarmente per la sua produzione organistica a cui dette un contributo determinante la sua esperienza diretta della costruzione degli organi. In realtà la musica di Buxtehude rappresenta una sintesi dell’intera sua epoca. Il suo stile organistico ebbe una duplice matrice: da una parte si collegava alla tradizione olandese facente capo a Sweelinck, caratterizzata da un costante dialogo fra concettosità contrappuntistiche e imprevedibili estri di carattere libero e capriccioso; dall’altra parte stava invece la maniera di Weckmann, legata alla tradizione espressiva italiana. Di queste duplici modalità espressive Buxtehude si servì in maniera libera e intelligente, adottando ora l’una ora l’altra. È il cosiddetto Stylus Phantasticus, ovvero la maniera, consapevolmente teorizzata all’epoca, di comporre senza seguire regole date, ma anzi con tutta la libertà (formale ed espressiva), col fine primario di suscitare meraviglia e partecipazione emotiva. Ciò che fa grande Buxtehude è proprio lo straordinario controllo di una materia sonora tanto variegata e multiforme. L’apparente impressione di “disordine” e di magmatica estroversione della sua musica non è altro, dunque, che una paradossale, consapevole manifestazione ultima del compositore.

Altre notizie su questo CD
Registrato a Pinerolo, Italia, nel 2013
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Include un commento musicologico con note biografiche sul compositore
Riporta una biografia dell’artista
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

Christmas music for children choir

Artisti
Corrado Cavalli, organo
Federica Mancini, arpa
Artemusica, coro voci bianche
Debora Bria, direttore
Compositore
Benjamin Britten (1913-1976)
John Rutter (1945),
David Willcocks (1919-2015)
Organo
Angelo Nava (1902); Italo Marzi (1996)
Luogo
Chiesa della Natività di Maria Vergine,
Piobesi Torinese, Torino, Italia
Chiesa di San Pietro in Vincoli,
Castagnole Piemonte, Torino, Italia

Informazioni sull'album

Nato all’interno dell’ambito liturgico nelle cappelle del primo Medioevo, il coro di voci bianche rimarrà a lungo nelle cappelle musicali dei più importanti centri musicali europei e la sua peculiarità fu sempre quella di non disgiungere la parte musicale da quella educativa. E’ ben noto che in molti casi era il Maestro di cappella stesso a dover provvedere con il proprio stipendio al mantenimento dei ragazzi e alla loro educazione culturale, insegnando loro non solo la musica ma anche un poco di latino. La grande tradizione del fanciullo cantore nelle cattedrali inglesi è evidenziata dal fatto che alcuni fra i più grandi compositori del tempo iniziarono il loro apprendistato cantando come voci bianche all’interno di alcune di queste istituzioni. Sono nomi come W. Byrd, membro della cappella reale per 5 anni, O. Gibbons, C. Tye, P. Philips, cantore nella cattedrale di St. Paul a Londra. Dopo la decadenza puritana i cori nelle cattedrali rifiorirono nel 1660 con la Restaurazione di Carlo II e salirono ai vertici artistici con Purcell e Haendel. Questa tradizione giunge così fino ai giorni nostri potendo vantare complessi di fama internazionale che continuano a utilizzare le voci bianche al posto di quelle femminili. Come era avvenuto un tempo, ancor oggi molti musicisti famosi hanno avuto la prima esperienza musicale all’interno del coro di voci bianche, seguendo l’esempio di Orlando di Lasso, J. S. Bach, J. Haydn. La peculiarità del timbro della voce bianca ha sicuramente affascinato la fantasia di molti compositori del ‘900. Non si tratta più di una mera sostituzione della voce femminile, cui per molto tempo fu vietato di cantare in chiesa, ma dell’ utilizzo di uno strumento con soluzioni timbriche e dinamiche differenti. Musicisti come l’eclettico Benjamin Britten vi dedicarono pagine celebri e importanti, dalla celeberrima Ceremony of Carols, altro omaggio alla cultura vocale inglese, fino al maestoso War Requiem, testimonianza di una antica tradizione che attraverso i secoli non ha mai perso di prestigio e di importanza culturale.

Altre notizie su questo CD
Registrato a Piobesi Torinese e a Castagnole Piemonte, Italia, nel 2013
Booklet di 40 pag interamente a colori
Include un commento musicologico
Contiene note biografice sui compositori
Contiene una biografia dell’artista
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

Soli Deo Gloria. Organ music

Artista
Valter Savant Levet, organo
Compositore
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Organo
Ponziano Bevilacqua (1991)
Luogo
Chiesa di San Martino Vescovo, Mezzenile, Torino, Italia

Informazioni sull'album

Soli Deo Gloria, digitato S.D.G., era la firma che Johann Sebastian Bach metteva a conclusione delle proprie composizioni, per significare che non componeva per se stesso e per la propria vanità, ma semplicemente quale modo per rendere gloria al signore.Se si dovesse indicare un tratto che unifica i due principali filoni della produzione organistica di Bach, ossia le composizioni basate su corali da una parte e quelle che non lo sono (in particolare le fughe) dall’altra, lo si potrebbe probabilmente definire come una sorta di gioia sonora, che si risolve in una considerevole varietà di forme e moduli espressivi. Un tratto essenziale musica di Bach è che non può essere compresa appieno senza considerare le straordinarie doti esecutive del suo autore. Questo è tanto più vero per la produzione organistica, nella quale le qualità esecutive di Bach resero possibile uno sviluppo insieme tecnico ed espressivo inimmaginabile. Basti ricordare che Bach fu un autentico innovatore specialmente per quel che concerne l’uso del pedale, dotando quella voce di un’autonomia che le era sconosciuta prima, quando si limitava a una funzione prevalente di sostegno armonico. Se si dovesse indicare un tratto che unifica i due principali filoni della produzione organistica di Bach, ossia le composizioni basate su corali da una parte e quelle che non lo sono (in particolare le fughe) dall’altra, lo si potrebbe probabilmente definire come una sorta di gioia sonora, un piacere di ricerca, di saggiatura continua del potenziale espressivo e generativo della tecnica strumentale. Lo stesso interesse dimostrato dal compositore per certi corali, ai quali ritorna assiduamente, è indicativo in questo senso: le possibilità implicite del materiale musicale vengono esplorate da Bach con vivida fantasia, con gioia. Le partiture contenute in questo CD offrono una visione della pluralità stilistica della scrittura bachiana, frutto di un estro compositivo ineguagliabile, che pone ancora oggi la produzione di Bach come un momento centrale della cultura musicale occidentale.

Altre notizie su questo CD
Registrato a Mezzenile, Italia, nel 2013
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese I
nclude un commento musicologico
Riporta una biografia dell’artista
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

Organ music in the time of Padre Davide

Artista
Marco Ruggeri, organo
Compositori
Wolfang Amadeus Mozart (1756-1791)
Franz Jpseph Haydn (1732-1809) 
Niccolò Paganini (1782-1840) 
Johann George Albrechtsberger (1736-1809) 
Giuseppe Nicolini (1762-1842)
Giovanni Pacini (1796-1867) 
Nicola Vaccaj (1790-1840) 
Johann Simon Mayr (1763-1845) 
Giacomo Meyerbeer (1791-1864) 
Gioachino Rossini (1792-1868)
Organo
Fratelli Serassi (1825-1838)
Luogo
Basilica di Santa Maria di Campagna, Piacenza - Italia

Informazioni sull'album

Il programma scelto per la presente registrazione è integralmente tratto da edizioni a stampa e manoscritti conservati nell’Archivio Musicale di S. Maria di Campagna in Piacenza. Tale Fondo venne costituito quasi totalmente da padre Davide da Bergamo che svolse a S. Maria di Campagna il proprio ministero nell’ordine francescano e, contemporaneamente, le mansioni di organista e maestro di cappella della Basilica piacentina, dal 1818 al 1863. I brani qui registrati furono dunque ben noti al frate bergamasco e anzi costituirono una parte, seppur ridotta ma significativa, della sua cultura musicale e del suo repertorio tastieristico. Non sappiamo esattamente quali esemplari manoscritti e a stampa furono effettivamente acquisiti dal frate per la sua biblioteca musicale. Vi fu infatti anche un suo confratello e allievo -padre Leone da Codogno (1809-1894)- che si mostrò molto attivo non tanto nell’attività compositiva, quanto soprattutto nella copiatura di opere musicali. Grazie a padre Leone, ad esempio, ci sono pervenute molte opere davidiane che altrimenti sarebbero andate perdute, poiché parecchi autografi di padre Davide sono stati man mano sottratti all’Archivio o dispersi senza controllo. Tuttavia, molto materiale oggi presente nel Fondo Musicale di S. Maria di Campagna fu certamente noto se non direttamente acquisito da padre Davide stesso, in particolare gli esemplari più antichi risalenti al primo Ottocento

Organ works

Artisti
Gianluca Cagnani, organo
Giulia Musuruane, cantus
Compositore
Jan Pieterzoon Sweelinck (1562-1621)
Organo
Dell’Orto & Lanzini (2011)
Luogo
Chiesa di Nostra Signora di Fatima,
Pinerolo, Torino, Italia

Informazioni sull'album

Fu un compositore olandese, organista e pedagogo le cui opere sono collocate a cavallo tra la fine del Rinascimento e l’inizio dell’epoca barocca. Fu tra i maggiori compositori europei per tastiere e il suo lavoro come insegnante contribuì a far emergere la tradizione organaria della Germania settentrionale. Il compositore probabilmente trascorse l’intera vita ad Amsterdam, solo occasionalmente visitò altre città collegate alla sua attività professionale. La sua popolarità come compositore, artista e insegnante crebbe rapidamente durante tutta la sua vita. I suoi contemporanei lo soprannominarono “Orfeo di Amsterdam” e persino le autorità cittadine portavano importanti visitatori ad ascoltare le sue improvvisazioni. La scelta dei brani di questo CD è motivata principalmente dalla necessità di offrire una panoramica più vasta possibile sull’opera organistica di Sweelinck. Sono tre i generi musicali oggetto dell’indagine del genio di Amsterdam:1. Composizioni libere (Toccate, Preambula, Fantasie); 2. Elaborazioni su Lieder sacri (principalmente corali e Salmi); 3. Variazioni su Lieder secolari. Le composizioni dei punti 1 e 3 si eseguono indifferentemente all’organo o al clavicembalo, tranne specifici casi in cui è espressamente richiesto l’uso del pedale, mentre le elaborazioni su corali o salmi trovano collocazione necessaria all’organo, per ovvie ragioni liturgiche ma anche per mettere in risalto il Cantus Firmus con l’aiuto del pedale. La successione di questi brani permette di ascoltare forme musicali diverse e di gustare le ricchezze timbriche richieste dalla scrittura musicale in sé, che viene esaltata dalle caratteristiche tecniche e foniche dei grandi organi olandesi e dell’organo Dell’Orto-Lanzini sul quale questi brani sono stati registrati.

Altre notizie su questo CD
Registrato a Pinerolo, Italia, nel 2012
Booklet di 28 pag interamente a colori con testi in italiano, inglese e francese
Include un commento musicologico
Riporta una biografia dell’artista

Fiori Musicali

Artista
Luca Guglielmi, organo
Compositore
Girolamo Frescobaldi (1583-1643)
Organi
C.Catarinozzi (1695?); F.M. e G.B. Concone (1752?);
G.F. Landesio (metà XVIII sec.)
Luogo
Chiesa Abbaziale dei Santi Pietro e Andrea,
Novalesa, Torino, Italia
Chiesa di San Genesio Martire,
Corio, Torino, Italia
Chiesa di San Verano,
Pinerolo, Torino, Italia

Informazioni sull'album

Una delle più importanti raccolte di Girolamo Frescobaldi con la Messa della Domenica, la Messa degli Apostoli e la Messa della Madonna registrate su tre organi storici, tra i più antichi del territorio torinese. I Fiori musicali sono ormai considerati come l’opera più compiuta di Frescobaldi, in certo qual modo il coronamento della sua carriera di compositore. In realtà la loro pubblicazione a Venezia nel 1635 è contornata da un autentico florilegio di capolavori apparsi quasi nello stesso periodo: nello stesso anno una versione completamente rinnovata delle Canzoni strumentali del 1628 e, nel 1637, l’ultima ristampa dei celeberrimi due libri di Toccate (1615 e 1627), con una Aggiunta per il primo libro che contiene, fra le altre cose, le Cento Partite sopra Passacagli, un monumento della musica per clavicembalo. A quest’epoca Frescobaldi doveva certamente aver cominciato a lavorare alla sua opera postuma, undici Canzoni per tastiera (1645), vera e propria summa del genere della canzona, rimasta incompleta, raccolta e pubblicata dopo la sua morte da Alessandro Vincenti. I Fiori sono l’unica opera di Frescobaldi espressamente dedicata all’organo, lo strumento che il ferrarese prediligeva, e la sola che presenta delle composizioni - tre messe per organo - strettamente legate alla sua funzione di organista liturgico. La tecnica musicale dei Fiori riserva a particolari momenti della liturgia l’esecuzione di brani autonomi, sviluppati e indipendenti. A volte questi brani sono trattati in contrappunto severo (Ricercari, Canzoni), a volte in modo da utilizzare motivi desunti dal canto liturgico (Canzon dopo l’Epistola della Messa della Domenica, basata sull’ultimo Kyrie) ma anche su temi popolari senza alcun legame con la liturgia (ultima Canzona dei Fiori basata sulla Bassa Fiamenga, sviluppata anche nei Capricci del 1624), oppure trattati con una scrittura più libera, come nel caso delle contemplative Toccate per l’Elevazione. Questa funzione di commento sonoro è evidentemente l’occasione, per Frescobaldi, di comporre i brani più ispirati dell’intera sua opera e di elevare quindi i Fiori al livello delle composizioni più paradigmatiche del repertorio organistico europeo.

Altre notizie su questo CD
Registrato a Novalesa, Corio, Abbadia Alpina Italia, nel 2011
Booklet di 40 pag interamente a colori con testi in italiano, inglese e francese
Include un commento musicologico
Riporta una biografia dell’artista
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

Cinquecentina d’organo

Artista
Luca Guglielmi, organo
Compositori
Pierre Attaignant (1494-1551/52)
Girolamo Cavazzoni (ca.1525-1577)
Heinrich Isaac (1450/55-1517) 
Paul Hofhaimer (1459-1537) 
Giulio Segni (1495-1561) 
Andrea Antico (ca.1480-1538)
Janz Lublina (sec XVI) 
John Redford (sec.XVI)
Thomas Tallis (ca.1505-1585)
Jacopo Fogliano (1468-1548)
Antonio De Cabezòn (1510-1566)
Luìs Venegas de Henestrosa (1510-1570) 
Francisco De la Torre (1483-1504)
Girolamo Parabosco (ca.1524-1557)
Andrea Gabrieli (1532/33-1585)
Organo
C. Catarinozzi (1695?)
Luogo
Chiesa abbaziale dei Santi Pietro e Andrea,
Novalesa, Torino - Italia

Informazioni sull'album

Il primo Cinquecento è uno dei momenti più felici, nell’ambito della storia della cultura europea. L’Italia è al massimo delle sue capacità creative e artistiche con una sorprendente compresenza e concentrazione di geni assoluti come Pico della Mirandola, Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello. Dal punto di vista musicale, la musica strumentale per organo è anch’essa in un momento di grande fermento, densa d’innovazioni e impulsi che verranno sviluppati per molti decenni ancora. Il canto gregoriano è ancora il punto di riferimento per trarre materiale “tematico” come base per la composizione. Tuttavia s’inseriscono in questo processo ormai consolidato nuove tendenze, quali l’intavolatura per tastiera e l’elaborazione di composizioni vocali sacre e profane, come anche la libera invenzione, quest’ultima ancora “in nuce” e destinata a svilupparsi fino a divenire in futuro l’atteggiamento favorito nella composizione.Il programma di questo CD è stato concepito per presentare e confrontare tutte queste tendenze e atteggiamenti diversi, complice un magnifico strumento: l’organo costruito dal celebre organaro ciociaro Cesare Catarinozzi (1660-1743), probabilmente verso il 1695, per la Chiesa dell’Abbazia di Santa Scolastica a Subiaco e ora situato presso la Chiesa dell’Abbazia di Novalesa presso Susa (Torino), restaurato nel 2006 dall’organaro lucchese Glauco Ghilardi.

Church Sonatas Complete

Artista
Diego Cannizzaro,organ & conductor
Compositore
W. Amadeus Mozart (1756-1791)
Organi
Organo Grande Donato Del Piano (1775)
Organo Piccolo Donato Del Piano (1782)
Luogo
Chiesa Sant'Eligio Vescovo, Regalbuto (EN) Italia

Informazioni sull'album

Le diciassette Sonate da chiesa qui presentate risalgono tutte al periodo salisburghese, tra il 1772 circa e il 1780. Sono brani pensati per essere eseguiti durante la Messa tra la lettura dell’Epistola e quella del Vangelo e, pertanto, la più corretta dicitura sarebbe “Sonate all’Epistola”: lo stesso Mozart ci conferma ciò in una lettera del settembre 1776 indirizzata a Padre Giovanni Battista Martini. Il giovane Mozart era a quei tempi al servizio dell’Arcivescovo Hieronimus de Colloredo il quale, aderendo al programma di riforme promosse dall’imperatore Giuseppe II, favoriva la cultura e la ricerca e il suo governo manifestava una certa apertura sul piano politico e religioso. Attuò però una politica di tagli e di riduzioni di spese nell’ambito delle istituzioni musicali cittadine, fra l’altro chiudendo gli spazi riservati al teatro musicale; negli anni precedenti Mozart si era lamentato più volte, nelle sue lettere, della scarsa considerazione in cui Colloredo teneva la musica e i musicisti e del fatto che a Salisburgo non si potessero rappresentare né ascoltare opere liriche. In verità l’arcivescovo ha lasciato una discreta libertà di movimento a Mozart poiché riteneva che fosse un ottimo ambasciatore culturale della corte di Salisburgo ma lo scontento di Mozart verso l’ambente di Salisburgo crebbe sempre di più e aumentarono gli sforzi per la ricerca di una posizione alternativa L’epilogo sembra esser stato parecchio burrascoso come Mozart stesso descrisse a suo padre nella lettera del 9 giugno 1781: «Questo dunque è il conte che (stando alla sua ultima lettera) mi ha tanto sinceramente a cuore, questa è dunque la corte dove dovrei servire, una corte in cui uno che intende presentare una supplica per iscritto, invece di essere agevolato nell’inoltrarla, viene trattato in questo modo? [...] Ora non ho più bisogno di mandare nessuna supplica, essendo la cosa ormai chiusa. Su tutta questa faccenda non voglio più scrivere nulla ed anche se ora l’arcivescovo mi pagasse 1.200 fiorini, dopo un trattamento simile proprio non andrei da lui. Quanto sarebbe stato facile convincermi! Ma con le buone maniere, senza arroganza e senza villania. Al conte Arco ho fatto sapere che non ho più nulla da dirgli, dopo quella prima volta in cui mi ha aggredito in quel modo, trattandomi come un farabutto, cosa che non ha alcun diritto di fare. [...] Che gliene importa se voglio avere il mio congedo? E se è davvero tanto ben intenzionato nei miei confronti, cerchi allora di convincermi con dei motivi fondati, oppure lasci che le cose seguano il loro corso. Ma non si azzardi a chiamarmi zotico e furfante e non mi metta alla porta con un calcio nel culo; ma dimenticavo che forse l’ha fatto per ordine di Sua grazia.» (Wolfgang Amadeus Mozart, lettera del 9 giugno 1781) Anche se correntemente il termine di “sonata da chiesa” potrebbe far pensare ad una varietà di movimenti, secondo il concetto che viene attribuito a questo tipo di componimento (due tempi allegri alternati con due tempi adagi), va precisato che si tratta di composizioni dalla struttura semplice, senza troppe elaborazioni contrappuntistiche e a volte con un richiamo al genere concertante; sono scritte in un unico movimento di forma sonata sempre in tempo ”Allegro”, con l’unica eccezione dell’”Andantino” della prima Sonata KV 67, stilisticamente assimilabili al caratteristico stile cameristico settecentesco. Risulta interessante osservare la funzione dell’organo nell’arco della parabola compositiva delle sonate da chiesa: nelle nove sonate – da KV 67 a 225 – l’organo svolge la funzione di mero basso continuo nel pieno rispetto delle convenzioni settecentesche ma già nella KV 244 si scorge il tentativo da parte di Mozart di dare qualcosa in più allo strumento da tasto affidandogli due brevi conclusioni di frase con trillo mentre gli archi lo accompagnano con accordi. Nella KV 245 l’organo ha delle evidenti note lunghe e ribattute che lo fanno emergere dal flusso del ruolo di basso continuo. Fin qui Mozart resta fedele all’organo strumentale legato alla tradizione della sonata da chiesa a tre con due violini e basso continuo. Nella sonata KV 263 assistiamo all’arricchimento della tavolozza sonora con l’aggiunta di due trombe in Do; Mozart cerca nuove soluzioni timbriche, concepisce le sonate da chiesa in maniera più orchestrale che cameristica e nella KV 278 affianca alla tradizionale scrittura a tre con gli archi ben due oboi, due trombe e timpani. La sonata KV 328 ritorna all’organico con soli archi ma la scrittura dell’organo è decisamente concertante e, in taluni casi, anche preponderante sugli archi stessi. La sonata KV 329 presenta l’organico più ampio di tutte: agli archi vengono affiancati due oboi, due corni, due trombe e i timpani; Mozart gioca molto col dialogo tra oboi e violini ma non rinuncia a far intervenire anche l’organo in qualche dialogo. Val la pena sottolineare come questa sonata abbia il medesimo impianto orchestrale della Messa dell’Incoronazione KV 317. L’ultima sonata, la KV 336, non ha i fiati e i timpani ma necessita di due organi per la sua esecuzione: un organo funge da basso continuo, l’altro è uno strumento solista. La sonata si presenta come un pezzo da concerto di immediata comunicativa. Il primo tema molto cantabile è esposto dai violini e ripreso dall’organo; il secondo tema ha un andamento più delicato e grazioso. Non mancano la cadenza con trillo e un ritornello dei violini, cui segue uno sviluppo affidato alla mano destra dell’organista. C’è la ripresa del tema principale, al quale si affianca poi il secondo soggetto, questa volta in re minore con una serie di modulazioni, caratterizzanti lo stile concertante e un po’ audace della Sonata da chiesa. Già Mozart aveva pensato ad un uso solistico dell’organo nella Messa KV 259, in particolare nel Benedictus: l’organo ricama trame sonore su cui si appoggiano le voci e gli archi in uno stile tipicamente concertante. Nella sonata KV 336 Mozart porterà tale uso dello strumento da tasto a conseguenze più estreme e, nella messa KV 337, ritroveremo le figurazioni brillanti all’organo ben in evidenza nell’Agnus Dei in dialogo con la voce di soprano solista. Le prese del suono sono state effettuate con tutti i musicisti posizionati sull’ampia cantoria della chiesa parrocchiale di San Basilio in Regalbuto (EN); sono presenti due pregevoli organi di don Donato del Piano realizzati dopo il suo capolavoro, l’organo dell’abbazia di San Nicola l’Arena di Catania. L‘organo grande venne realizzato nel 1775 mentre il piccolo, sempre opera di Donato del Piano, risale al 1782 ed è attualmente collocato in una nicchia laterale della grande cantoria. Gli organi sono contemporanei alla composizione delle sonate di Mozart e la collocazione di tutti i musicisti in cantoria, se da un verso crea grosse complicazioni meramente pratiche per l’esecuzione, da un altro canto restituisce la modalità esecutiva con cui le sonate vennero presentate all’arcivescovo di Salisburgo.

Altre notizie su questo CD
Registrato il 26-27 febbraio 2021, Chiesa Sant'Eligio Vescovo, Regalbuto (EN) (Italia)
Booklet 16 pagine a colori, testi in Italiano e Inglese
Commento musicologico
Biografia artisti

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