Coming Soon
Noëls d'Orgue
Artist
Fabio Bonizzoni
Compositor
Claude Balbastre, Michel Corrette
Organo
L’Organo di Chiaverano
Venue
Chiesa di San Silvestro - Turin (TO)
About this album
“When the Magnificat was sung, he played likewise between each verse several minutes, fugues, imitations, and every species of music, even to hunting pieces and jigs, without surprising or offending the congregation, as far as I was able to discover”. Così scrive Charles Burney nel suo “The present state of music in France and Italy” (Londra, 1771) dopo aver ascoltato Balbastre all’organo della chiesa di St. Rocque, a Parigi. Al gentleman inglese parve davvero sorprendente che, nel bel mezzo di una celebrazione, alternati al canto del Magnificat, i fedeli potessero ascoltare senza esserne sorpresi brani che di liturgico avevano ben poco: gighe, arie da caccia, oltre naturalmente a fughe e composizioni più contrappuntistiche. Indubitabilmente, dai tempi di Titelouze, ma anche di Louis Couperin, lo stile organistico francese si era evoluto moltissimo e la linea di demarcazione tra la musica per organo e quella per clavicembalo andava assottigliandosi. Burney ci racconta anche altro a proposito di Claude Balbastre, dettagli sia tecnici sia umani - aspetti che peraltro non mancano mai nei suoi affascinanti diari di viaggio. Così, scopriamo come questi fosse uomo amabile e gentile: “He very politely took me up into the organ loft…” e grazie al poter essere accanto al maestro, in cantoria, Burney poté non solo ascoltare, ma anche vedere: “I could see as well as hear”. Scopriamo così che l’organo di St. Rocque era uno strumento gigantesco, “an immense instrument”, certamente di proporzioni non paragonabili a quelle degli organi inglesi cui Burney era abituato, con quattro tastiere. Poche righe dopo, un’altra nota interessante: “This instrument has a very good effect below; but above, the keys are intolerably noisy”. E in effetti - da organista - devo dire che spesso i miei colleghi musicisti, quando mi accompagnano alla consolle di qualche organo antico, rimangono sorpresi, proprio come Burney, dal rumore della catenacciatura della meccanica, che però non disturba quando si ascolta dalla navata della chiesa. Riguardo allo stile esecutivo invece, apprendiamo che Balbastre usava il pedale per suonare il canto fermo, cosa logica visto il tipo di pedaliere francesi del tempo à la française che non consentivano virtuosismi particolari, e che raddoppiava con la mano sinistra questa linea. Dopo la visita à St. Rocque, Balbastre invita Burney nella sua dimora e gli mostra il proprio clavicembalo Ruckers, finemente decorato e dal suono “more delicate than powerful - più delicato che non potente”, ma anche “a very large organ - un grande organo con pedaliera”, “probabilmente necessario a un organista francese per potersi esercitare”. Dunque, presumibilmente, il pur limitato uso del pedale - rispetto a quello della letteratura tedesca per esempio - dovette parere a Burney assai maggiore che non quello normalmente praticato in Inghilterra, tanto da richiedere a un organista francese un esercizio casalingo quotidiano. Questo secondo organo non impressionò però troppo positivamente il nostro cronista: “it is too large - è troppo grande, e il suo suono troppo aggressivo per la stanza” e poi, come nel caso dello strumento di St. Rocque, la tastiera gli parve particolarmente rumorosa: “the keys are as noisy as those at St. Rocque”. Poche righe dopo Burney ci racconta di un altro incontro organistico parigino, quello con Armand-Louis Couperin e le osservazioni che riguardano lo stile esecutivo di quest’ultimo sono abbastanza simili a quelle che si riferiscono a Balbastre. Anche Couperin dunque, che pure “has the true organ touch - ha il corretto tocco organistico, dolce e legato” eseguiva regolarmente, durante le celebrazioni, musiche che presentavano passaggi in stile “completamente clavicembalistico”. Per concludere, sempre citando Burney, durante le celebrazioni: “niente è troppo veloce o troppo lento, tutti gli stili sono permessi - nothing is too light or too grave, all styles are admitted”. Nel proporre un programma che dedica ampio spazio a Balbastre, proprio questa è stata la filosofia che ha guidato le mie scelte: dare un ampio spettro del suo repertorio organistico, includendo brani tra loro molto diversi, che spaziassero tra “tutti gli stili”. Anzitutto ho dunque compilato una Suite, partendo da brani sparsi, per lo più conservati in un manoscritto conservato oggi a Versailles, in cui ho raccolto, dopo un preludio iniziale, alcuni movimenti tipici della tradizione organistica classica francese: una Fugue grave, un Duo, un Trio, chiudendola con due pagine dal sapore più moderno: una Gavotte e un Allegro tratto da un concerto per organo in vari movimenti. Compilare suites partendo da brani vari sembra essere stata una pratica molto diffusa in Francia dove spesso i manoscritti raggruppano le composizioni non per tonalità - prassi normale in Germania per esempio - ma per genere, quasi invitando l’esecutore a scegliere le danze e i movimenti che più gli aggradano per assemblare una sua propria composizione in più movimenti. Successivamente, aprendo anche qui la scelta con il Prélude che introduce il primo dei suoi Livres de Noëls, ho registrato un’ampia scelta dei suoi Noëls appunto, brani che non hanno un vero parallelo nella letteratura di altri paesi. Essi traggono i propri temi - a dispetto dei titoli spesso reminiscenti di cultura sacra - dalla tradizione popolare. Sono composizioni in più parti, in forma di variazione, in cui compaiono elementi della scrittura classica francese, duo per esempio, e che possono avere caratteri espressivi molto diversi tra loro, dando così spazio alle diverse sonorità dell’organo. Non poteva mancare, infine, la Marche des Marseillois, un brano che segna, anche politicamente, la fine dello stile classico francese e apre il nuovo, rivoluzionario, secolo. Balbastre non è l’unico autore rappresentato in questo CD. Accanto a lui ho voluto dare spazio a un autore ancora più poliedrico, Michel Corrette, registrando alcuni dei suoi Noëls. La musica di Corrette, non solo quella per organo, è più internazionale di quella di Balbastre e accoglie per esempio il linguaggio dello stile italiano. Nei Noëls, però, l’idioma è assolutamente francese. Tuttavia, la forma di queste sue composizioni è più varia rispetto alle omonime di Balbastre. Variazioni, si, ma anche un Récit, una bella e lunga Musette, e anche un Tambourin. Forme di diretta derivazione dalla musica vocale e per orchestra che, come peraltro in Italia, iniziano a contaminare il linguaggio organistico. Oltre alla varietà, ho seguito un secondo criterio nel compilare il programma di questo disco: l’organo dei fratelli Bruna di Chiaverano. Lo strumento su cui si suona, come è ovvio, è sempre un criterio per la scelta dei brani da eseguire ma, in questo specifico caso, è stato particolarmente determinante. Gli strumenti che ci descrive sommariamente Burney sotto le dita di Balbastre e di Armand-Louis Couperin, infatti, erano piuttosto simili tra loro. Più o meno grandi (ma quasi sempre di dimensioni sconosciute all’Italia), con più o meno tastiere (ma almeno tre erano molto comuni), essi avevano una disposizione fonica piuttosto simile tra loro. Tanto che, cosa che non avviene in altra parte del mondo, le composizioni francesi sono spesso identificate da un titolo contenente indicazioni precise sui registri da utilizzare per la loro esecuzione. La combinazione dei registri era piuttosto standardizzata e, se messa in pratica correttamente, creava sonorità simili su strumenti diversi. Ricreare quelle sonorità su un organo non francese, è arduo. L’organo di Chiaverano, tuttavia, non è un tipico organo italiano di fine settecento ed è influenzato, almeno in parte, dal gusto francese. Alcune combinazioni di registri si possono dunque realizzare quasi fedelmente e, in maniera insospettata, creano delle sonorità non lontane da quelle “originali”. Per altre invece bisogna adattarsi, piegando le indicazioni originali al materiale che si ha a disposizione. D’altronde, questa capacità di adattamento, e di auto adattamento, è una delle qualità che l’organista coltiva di più nella sua professione. Mi sono dunque “divertito” a trovare i colori più francesi dell’organo Bruna, indulgendo talvolta a un accento più italiano in alcuni dei Noëls qui registrati. Buon ascolto!
Additional info about this CD
Recording on 23 and 24 July 2025, in Chiesa di San Silvestro (TO) (Italy)
Booklet 16 pages full colour booklet
Musicology comment
Artist biography
“When the Magnificat was sung, he played likewise between each verse several minutes, fugues, imitations, and every species of music, even to hunting pieces and jigs, without surprising or offending the congregation, as far as I was able to discover”. Così scrive Charles Burney nel suo “The present state of music in France and Italy” (Londra, 1771) dopo aver ascoltato Balbastre all’organo della chiesa di St. Rocque, a Parigi. Al gentleman inglese parve davvero sorprendente che, nel bel mezzo di una celebrazione, alternati al canto del Magnificat, i fedeli potessero ascoltare senza esserne sorpresi brani che di liturgico avevano ben poco: gighe, arie da caccia, oltre naturalmente a fughe e composizioni più contrappuntistiche. Indubitabilmente, dai tempi di Titelouze, ma anche di Louis Couperin, lo stile organistico francese si era evoluto moltissimo e la linea di demarcazione tra la musica per organo e quella per clavicembalo andava assottigliandosi. Burney ci racconta anche altro a proposito di Claude Balbastre, dettagli sia tecnici sia umani - aspetti che peraltro non mancano mai nei suoi affascinanti diari di viaggio. Così, scopriamo come questi fosse uomo amabile e gentile: “He very politely took me up into the organ loft…” e grazie al poter essere accanto al maestro, in cantoria, Burney poté non solo ascoltare, ma anche vedere: “I could see as well as hear”. Scopriamo così che l’organo di St. Rocque era uno strumento gigantesco, “an immense instrument”, certamente di proporzioni non paragonabili a quelle degli organi inglesi cui Burney era abituato, con quattro tastiere. Poche righe dopo, un’altra nota interessante: “This instrument has a very good effect below; but above, the keys are intolerably noisy”. E in effetti - da organista - devo dire che spesso i miei colleghi musicisti, quando mi accompagnano alla consolle di qualche organo antico, rimangono sorpresi, proprio come Burney, dal rumore della catenacciatura della meccanica, che però non disturba quando si ascolta dalla navata della chiesa. Riguardo allo stile esecutivo invece, apprendiamo che Balbastre usava il pedale per suonare il canto fermo, cosa logica visto il tipo di pedaliere francesi del tempo à la française che non consentivano virtuosismi particolari, e che raddoppiava con la mano sinistra questa linea. Dopo la visita à St. Rocque, Balbastre invita Burney nella sua dimora e gli mostra il proprio clavicembalo Ruckers, finemente decorato e dal suono “more delicate than powerful - più delicato che non potente”, ma anche “a very large organ - un grande organo con pedaliera”, “probabilmente necessario a un organista francese per potersi esercitare”. Dunque, presumibilmente, il pur limitato uso del pedale - rispetto a quello della letteratura tedesca per esempio - dovette parere a Burney assai maggiore che non quello normalmente praticato in Inghilterra, tanto da richiedere a un organista francese un esercizio casalingo quotidiano. Questo secondo organo non impressionò però troppo positivamente il nostro cronista: “it is too large - è troppo grande, e il suo suono troppo aggressivo per la stanza” e poi, come nel caso dello strumento di St. Rocque, la tastiera gli parve particolarmente rumorosa: “the keys are as noisy as those at St. Rocque”. Poche righe dopo Burney ci racconta di un altro incontro organistico parigino, quello con Armand-Louis Couperin e le osservazioni che riguardano lo stile esecutivo di quest’ultimo sono abbastanza simili a quelle che si riferiscono a Balbastre. Anche Couperin dunque, che pure “has the true organ touch - ha il corretto tocco organistico, dolce e legato” eseguiva regolarmente, durante le celebrazioni, musiche che presentavano passaggi in stile “completamente clavicembalistico”. Per concludere, sempre citando Burney, durante le celebrazioni: “niente è troppo veloce o troppo lento, tutti gli stili sono permessi - nothing is too light or too grave, all styles are admitted”. Nel proporre un programma che dedica ampio spazio a Balbastre, proprio questa è stata la filosofia che ha guidato le mie scelte: dare un ampio spettro del suo repertorio organistico, includendo brani tra loro molto diversi, che spaziassero tra “tutti gli stili”. Anzitutto ho dunque compilato una Suite, partendo da brani sparsi, per lo più conservati in un manoscritto conservato oggi a Versailles, in cui ho raccolto, dopo un preludio iniziale, alcuni movimenti tipici della tradizione organistica classica francese: una Fugue grave, un Duo, un Trio, chiudendola con due pagine dal sapore più moderno: una Gavotte e un Allegro tratto da un concerto per organo in vari movimenti. Compilare suites partendo da brani vari sembra essere stata una pratica molto diffusa in Francia dove spesso i manoscritti raggruppano le composizioni non per tonalità - prassi normale in Germania per esempio - ma per genere, quasi invitando l’esecutore a scegliere le danze e i movimenti che più gli aggradano per assemblare una sua propria composizione in più movimenti. Successivamente, aprendo anche qui la scelta con il Prélude che introduce il primo dei suoi Livres de Noëls, ho registrato un’ampia scelta dei suoi Noëls appunto, brani che non hanno un vero parallelo nella letteratura di altri paesi. Essi traggono i propri temi - a dispetto dei titoli spesso reminiscenti di cultura sacra - dalla tradizione popolare. Sono composizioni in più parti, in forma di variazione, in cui compaiono elementi della scrittura classica francese, duo per esempio, e che possono avere caratteri espressivi molto diversi tra loro, dando così spazio alle diverse sonorità dell’organo. Non poteva mancare, infine, la Marche des Marseillois, un brano che segna, anche politicamente, la fine dello stile classico francese e apre il nuovo, rivoluzionario, secolo. Balbastre non è l’unico autore rappresentato in questo CD. Accanto a lui ho voluto dare spazio a un autore ancora più poliedrico, Michel Corrette, registrando alcuni dei suoi Noëls. La musica di Corrette, non solo quella per organo, è più internazionale di quella di Balbastre e accoglie per esempio il linguaggio dello stile italiano. Nei Noëls, però, l’idioma è assolutamente francese. Tuttavia, la forma di queste sue composizioni è più varia rispetto alle omonime di Balbastre. Variazioni, si, ma anche un Récit, una bella e lunga Musette, e anche un Tambourin. Forme di diretta derivazione dalla musica vocale e per orchestra che, come peraltro in Italia, iniziano a contaminare il linguaggio organistico. Oltre alla varietà, ho seguito un secondo criterio nel compilare il programma di questo disco: l’organo dei fratelli Bruna di Chiaverano. Lo strumento su cui si suona, come è ovvio, è sempre un criterio per la scelta dei brani da eseguire ma, in questo specifico caso, è stato particolarmente determinante. Gli strumenti che ci descrive sommariamente Burney sotto le dita di Balbastre e di Armand-Louis Couperin, infatti, erano piuttosto simili tra loro. Più o meno grandi (ma quasi sempre di dimensioni sconosciute all’Italia), con più o meno tastiere (ma almeno tre erano molto comuni), essi avevano una disposizione fonica piuttosto simile tra loro. Tanto che, cosa che non avviene in altra parte del mondo, le composizioni francesi sono spesso identificate da un titolo contenente indicazioni precise sui registri da utilizzare per la loro esecuzione. La combinazione dei registri era piuttosto standardizzata e, se messa in pratica correttamente, creava sonorità simili su strumenti diversi. Ricreare quelle sonorità su un organo non francese, è arduo. L’organo di Chiaverano, tuttavia, non è un tipico organo italiano di fine settecento ed è influenzato, almeno in parte, dal gusto francese. Alcune combinazioni di registri si possono dunque realizzare quasi fedelmente e, in maniera insospettata, creano delle sonorità non lontane da quelle “originali”. Per altre invece bisogna adattarsi, piegando le indicazioni originali al materiale che si ha a disposizione. D’altronde, questa capacità di adattamento, e di auto adattamento, è una delle qualità che l’organista coltiva di più nella sua professione. Mi sono dunque “divertito” a trovare i colori più francesi dell’organo Bruna, indulgendo talvolta a un accento più italiano in alcuni dei Noëls qui registrati. Buon ascolto!
Additional info about this CD
Recording on 23 and 24 July 2025, in Chiesa di San Silvestro (TO) (Italy)
Booklet 16 pages full colour booklet
Musicology comment
Artist biography
Organo di Radda in Chianti
Artist
Daniele Dori, organ
Compositor
Autori toscani del XVIII e XIX sec. (inediti)
Venue
San Niccolò a Radda,
Siena (SI)
About this album
Tuscan composers of the 18th and 19th centuries (unpublished works) This CD originates from a threefold intention: the first is to enhance a historical instrument, the one in the Propositura of Radda in Chianti, which has become, for about 15 years, a focal point for the musical culture of the area. Since its restoration in 2011, the instrument has been the protagonist of the "Harmonia Sæculi" International Organ Festival, which, under my artistic direction, has featured musicians from all over the world in more than 80 concerts. The second desire is to bring back to light a forgotten repertoire, which seemed lost forever, hidden in the cabinets of abandoned parishes or rediscovered in the goods of antique markets. Therefore, the organ pieces proposed are all unpublished works from the Tuscan area – specifically from Florence and Lucca – that reached me in manuscript form, thanks to the help of colleagues and friends Michele Manganelli and Enrico Barsanti. Lastly, I believe it is important to highlight the musical peculiarities of a territory like Chianti: indeed, in Radda, at the Franciscan convent of Santa Maria in Prato, Father Benigno from San Giovanni Valdarno composed a Kyriale in 1736, the F.C. 131 manuscript, entirely consisting of Masses in "canto fratto". Some of these are in the "alternatim" style, which involves alternating sung verses and organ verses for the ordinary texts (Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei), replacing parts of the text. By studying the manuscript, I have extracted a complete ordinary, performed by the "Kantores 25" choir, directed by Michele Manganelli, alternating it with organ verses. The collection opens with the Mass for Organ by the unknown, at least until now, Sig. Maestro Niccolai, probably a 19th-century composer from the Tuscan region. Following the virtuosic and brilliant "Toccata," there is a lively "Offertorio," a sweet and singable "Elevazione," and the swirling "Post Communio." The next two pieces are by the famous composer Domenico Puccini, grandfather of Giacomo, and a prolific composer. These two pieces, unpublished like all others on the CD, have contrasting characteristics: the Pastorale, consisting of two sections (one with a gentle 6/8 rhythm featuring the 8’ and 4’ Flutes, and the other a lively section with the Cornetto stop), is contrasted by the dynamic Offertorio, in the galant style. From the florentine Ignazio Maria Colson, we present a Pastorale that, like Puccini's, alternates between two distinct sections: a delightful andante with the sound of the 8’ Flute, and an energetic allegro where the splendid 4’ Flute of the Radda organ stands out. We return to Lucca with the two compositions, Sinfonia and Elevazione, by Angelo Di Giulio, a musician of whom little has been discovered so far. Both pieces reflect the operatic style that characterized much of the 19th-century Italian organ music. In the Sinfonia, various "concert" stops are highlighted: the Flute in XII, Cornetto, and Trumpet; in the Elevazione, a piece that was played during the Consecration before the liturgical reforms of the Second Vatican Council, the slow chant of the Voce Umana stop is contrasted with a frenzied allegro featuring Trumpets and Cornetto. Another Luccan piece, by an anonymous composer, follows: a short but interesting Elevazione in which the Principal and 8’ Flute stops interact. Our journey closes with the Organ Mass by Angelo Spinelli, choirmaster of the Lucca Cathedral, where the organ verses for the Ordinarium Missae have been alternated, as mentioned earlier, with the "canto fratto" verses from the Radda manuscript. The style of these verses – and of the "Offertorio," "Elevazione," and "Post Communio" that complete the Mass – is simple and catchy, almost like folk music, and blends perfectly with the austere simplicity of the Chianti "canto fratto" melodies. With this Mass, the listener can immerse themselves in the liturgical and musical practice used in Italian churches until the early 20th century, which involved the alternation between organ and sung verses. In conclusion, the recording of unpublished organ pieces, even by famous composers, along with the "canto fratto" used in Radda, makes this publication a true and unique work in the discographic landscape of the genre.
Additional info about this CD
Recording on 28-29-30 January 2025, in San Niccolò a Radda (Italy)
Booklet 18 pages full colour booklet
Musicology comment
Artist biography
Siena (SI)
Tuscan composers of the 18th and 19th centuries (unpublished works) This CD originates from a threefold intention: the first is to enhance a historical instrument, the one in the Propositura of Radda in Chianti, which has become, for about 15 years, a focal point for the musical culture of the area. Since its restoration in 2011, the instrument has been the protagonist of the "Harmonia Sæculi" International Organ Festival, which, under my artistic direction, has featured musicians from all over the world in more than 80 concerts. The second desire is to bring back to light a forgotten repertoire, which seemed lost forever, hidden in the cabinets of abandoned parishes or rediscovered in the goods of antique markets. Therefore, the organ pieces proposed are all unpublished works from the Tuscan area – specifically from Florence and Lucca – that reached me in manuscript form, thanks to the help of colleagues and friends Michele Manganelli and Enrico Barsanti. Lastly, I believe it is important to highlight the musical peculiarities of a territory like Chianti: indeed, in Radda, at the Franciscan convent of Santa Maria in Prato, Father Benigno from San Giovanni Valdarno composed a Kyriale in 1736, the F.C. 131 manuscript, entirely consisting of Masses in "canto fratto". Some of these are in the "alternatim" style, which involves alternating sung verses and organ verses for the ordinary texts (Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei), replacing parts of the text. By studying the manuscript, I have extracted a complete ordinary, performed by the "Kantores 25" choir, directed by Michele Manganelli, alternating it with organ verses. The collection opens with the Mass for Organ by the unknown, at least until now, Sig. Maestro Niccolai, probably a 19th-century composer from the Tuscan region. Following the virtuosic and brilliant "Toccata," there is a lively "Offertorio," a sweet and singable "Elevazione," and the swirling "Post Communio." The next two pieces are by the famous composer Domenico Puccini, grandfather of Giacomo, and a prolific composer. These two pieces, unpublished like all others on the CD, have contrasting characteristics: the Pastorale, consisting of two sections (one with a gentle 6/8 rhythm featuring the 8’ and 4’ Flutes, and the other a lively section with the Cornetto stop), is contrasted by the dynamic Offertorio, in the galant style. From the florentine Ignazio Maria Colson, we present a Pastorale that, like Puccini's, alternates between two distinct sections: a delightful andante with the sound of the 8’ Flute, and an energetic allegro where the splendid 4’ Flute of the Radda organ stands out. We return to Lucca with the two compositions, Sinfonia and Elevazione, by Angelo Di Giulio, a musician of whom little has been discovered so far. Both pieces reflect the operatic style that characterized much of the 19th-century Italian organ music. In the Sinfonia, various "concert" stops are highlighted: the Flute in XII, Cornetto, and Trumpet; in the Elevazione, a piece that was played during the Consecration before the liturgical reforms of the Second Vatican Council, the slow chant of the Voce Umana stop is contrasted with a frenzied allegro featuring Trumpets and Cornetto. Another Luccan piece, by an anonymous composer, follows: a short but interesting Elevazione in which the Principal and 8’ Flute stops interact. Our journey closes with the Organ Mass by Angelo Spinelli, choirmaster of the Lucca Cathedral, where the organ verses for the Ordinarium Missae have been alternated, as mentioned earlier, with the "canto fratto" verses from the Radda manuscript. The style of these verses – and of the "Offertorio," "Elevazione," and "Post Communio" that complete the Mass – is simple and catchy, almost like folk music, and blends perfectly with the austere simplicity of the Chianti "canto fratto" melodies. With this Mass, the listener can immerse themselves in the liturgical and musical practice used in Italian churches until the early 20th century, which involved the alternation between organ and sung verses. In conclusion, the recording of unpublished organ pieces, even by famous composers, along with the "canto fratto" used in Radda, makes this publication a true and unique work in the discographic landscape of the genre.
Additional info about this CD
Recording on 28-29-30 January 2025, in San Niccolò a Radda (Italy)
Booklet 18 pages full colour booklet
Musicology comment
Artist biography


