In arrivo
Da Buxtehude a Mendelssohn
Artista
Silvano Rodi
Compositore
Buxtehude - Mendelsshon
Organo
Silbermann - Carrara
Luogo
Cattedrale di Santa Maria Assunta - Ventimiglia (IM)
Informazioni sull'album
L’organo Silbermann-Carrara della Cattedrale di Ventimiglia: storia di una rinascita La plurisecolare storia organaria-organistica della Cattedrale di Ventimiglia è documentata a partire dal XV secolo; la notizia più antica finora emersa inerente la costruzione di un organo si riferisce allo strumento realizzato nel 1439 - '40 da un certo "magistro Matheo" e posizionato su cantoria a nido di rondine nell’intercolumnio della navata principale più prossimo all’abside. Da questa data “ante quem” la Cattedrale di Ventimiglia ha visto un susseguirsi di restauri, manutenzioni e nuove costruzioni oltre al trasferimento della tribuna in controfacciata e un avvicendarsi di organisti e maestri di cappella nel dare dignità musicale alle numerose celebrazioni liturgiche, in maniera ininterrotta sino agli anni ’60/70 del secolo scorso. A seguito di un discutibile restauro col fine di riportare l’aspetto estetico dell’interno della Cattedrale all’epoca romanica, si decise di smantellare l’organo ancora esistente in tribuna, costruito nel 1850 dall’organaro toscano Nicomede Agati, strumento imponente in base 16’ dotato di ben 44 registri reali, ponendo così fine alla fiorente storia degli organi della Cattedrale. Fortunatamente, dopo quasi mezzo secolo di “silenzio musicale”, due circostanze favorevoli furono un segno provvidenziale per la rinascita: la dismissione, da parte della Municipalità del Principato di Monaco, di uno strumento ancora efficiente, ma non più adatto alle esigenze del loro nuovo Conservatorio, e la munificenza del compianto Principe Ranieri III che desiderò contribuire alle spese della messa in opera. Sono note, infatti, le radici storiche che legano il nobile casato dei Grimaldi a questa nostra terra del Ponente Ligure ed è in virtù di queste che la promessa di un cospicuo aiuto tolse ogni indugio e diede inizio ad un’opera destinata a durare nei secoli. Con la dismissione dell’organo costruito da Xavier Silbermann per l’auditorium dell’Accademia di Musica “Prince Rainier III“ del Principato di Monaco, veniva a crearsi una preziosa occasione per dotare la Cattedrale di un nuovo strumento. In seguito a trattativa tra S.E. Mons. Alberto Maria Careggio, neo-eletto Vescovo della Diocesi di Ventimiglia - Sanremo ed il municipio di Monaco, ente proprietario dell’organo, nel 2005 venne di fatto acquistato lo strumento e affidato alle cure dell’organaro Giorgio Carrara di Rumo di Trento per il relativo smontaggio, trasferimento e le opportune modifiche ed ampliamenti necessarie per l’adattamento dell’organo alla nuova collocazione. Anche la Famiglia Reale dei Grimaldi, nella persona del compianto Prince Ranier III, insigne benefattore, partecipò alla realizzazione del progetto di recupero dello strumento con un munifico contributo, per il quale una targa commemorativa è stata applicata alla cassa dell’organo. Restava comunque da risolvere il problema della collocazione, dato che la tribuna barocca della Cattedrale era stata eliminata nell’intervento degli anni settanta. Grazie alla collaborazione tra la Commissione di Arte Sacra della Diocesi, l’ing. Fausto Ponziani, e la Soprintendenza ai Beni Architettonici della Liguria, prese piede in breve tempo la progettazione di una nuova elegante e moderna tribuna autoportante, in struttura metallica semplicemente ancorata al pavimento, per sostenere il nuovo organo nel comparto superiore e la bussola d’ingresso nella parte inferiore. Nel gennaio 2008, con il concerto inaugurale del nuovo organo, alla presenza di S.A.S. Albert II, Principe di Monaco e delle autorità civili e religiose italiane e monegasche, la plurisecolare attività organaria ed organistica dell’antica Cattedrale di Ventimiglia riscrive un nuovo capitolo affinchè possa continuare ad arricchire culturalmente e spiritualmente le generazioni future. La presente incisione discografica, il cui programma è stato scelto con lo scopo di mettere in risalto le caratteristiche sonore dello strumento, è dedicata alla memoria del Principe Ranieri III, e un omaggio a S.A.S. il Principe Alberto II, suo successore, e a tutti coloro che, sin dall’inizio, hanno creduto in questo progetto. Silvano Rodi
Altre notizie su questo CD
Registrato luglio 2023 | Cattedrale di Santa Maria Assunta - Ventimiglia (IM) (Italia)
Booklet 27 pagine a colori
Commento musicologico
Biografia artisti
L’organo Silbermann-Carrara della Cattedrale di Ventimiglia: storia di una rinascita La plurisecolare storia organaria-organistica della Cattedrale di Ventimiglia è documentata a partire dal XV secolo; la notizia più antica finora emersa inerente la costruzione di un organo si riferisce allo strumento realizzato nel 1439 - '40 da un certo "magistro Matheo" e posizionato su cantoria a nido di rondine nell’intercolumnio della navata principale più prossimo all’abside. Da questa data “ante quem” la Cattedrale di Ventimiglia ha visto un susseguirsi di restauri, manutenzioni e nuove costruzioni oltre al trasferimento della tribuna in controfacciata e un avvicendarsi di organisti e maestri di cappella nel dare dignità musicale alle numerose celebrazioni liturgiche, in maniera ininterrotta sino agli anni ’60/70 del secolo scorso. A seguito di un discutibile restauro col fine di riportare l’aspetto estetico dell’interno della Cattedrale all’epoca romanica, si decise di smantellare l’organo ancora esistente in tribuna, costruito nel 1850 dall’organaro toscano Nicomede Agati, strumento imponente in base 16’ dotato di ben 44 registri reali, ponendo così fine alla fiorente storia degli organi della Cattedrale. Fortunatamente, dopo quasi mezzo secolo di “silenzio musicale”, due circostanze favorevoli furono un segno provvidenziale per la rinascita: la dismissione, da parte della Municipalità del Principato di Monaco, di uno strumento ancora efficiente, ma non più adatto alle esigenze del loro nuovo Conservatorio, e la munificenza del compianto Principe Ranieri III che desiderò contribuire alle spese della messa in opera. Sono note, infatti, le radici storiche che legano il nobile casato dei Grimaldi a questa nostra terra del Ponente Ligure ed è in virtù di queste che la promessa di un cospicuo aiuto tolse ogni indugio e diede inizio ad un’opera destinata a durare nei secoli. Con la dismissione dell’organo costruito da Xavier Silbermann per l’auditorium dell’Accademia di Musica “Prince Rainier III“ del Principato di Monaco, veniva a crearsi una preziosa occasione per dotare la Cattedrale di un nuovo strumento. In seguito a trattativa tra S.E. Mons. Alberto Maria Careggio, neo-eletto Vescovo della Diocesi di Ventimiglia - Sanremo ed il municipio di Monaco, ente proprietario dell’organo, nel 2005 venne di fatto acquistato lo strumento e affidato alle cure dell’organaro Giorgio Carrara di Rumo di Trento per il relativo smontaggio, trasferimento e le opportune modifiche ed ampliamenti necessarie per l’adattamento dell’organo alla nuova collocazione. Anche la Famiglia Reale dei Grimaldi, nella persona del compianto Prince Ranier III, insigne benefattore, partecipò alla realizzazione del progetto di recupero dello strumento con un munifico contributo, per il quale una targa commemorativa è stata applicata alla cassa dell’organo. Restava comunque da risolvere il problema della collocazione, dato che la tribuna barocca della Cattedrale era stata eliminata nell’intervento degli anni settanta. Grazie alla collaborazione tra la Commissione di Arte Sacra della Diocesi, l’ing. Fausto Ponziani, e la Soprintendenza ai Beni Architettonici della Liguria, prese piede in breve tempo la progettazione di una nuova elegante e moderna tribuna autoportante, in struttura metallica semplicemente ancorata al pavimento, per sostenere il nuovo organo nel comparto superiore e la bussola d’ingresso nella parte inferiore. Nel gennaio 2008, con il concerto inaugurale del nuovo organo, alla presenza di S.A.S. Albert II, Principe di Monaco e delle autorità civili e religiose italiane e monegasche, la plurisecolare attività organaria ed organistica dell’antica Cattedrale di Ventimiglia riscrive un nuovo capitolo affinchè possa continuare ad arricchire culturalmente e spiritualmente le generazioni future. La presente incisione discografica, il cui programma è stato scelto con lo scopo di mettere in risalto le caratteristiche sonore dello strumento, è dedicata alla memoria del Principe Ranieri III, e un omaggio a S.A.S. il Principe Alberto II, suo successore, e a tutti coloro che, sin dall’inizio, hanno creduto in questo progetto. Silvano Rodi
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Registrato luglio 2023 | Cattedrale di Santa Maria Assunta - Ventimiglia (IM) (Italia)
Booklet 27 pagine a colori
Commento musicologico
Biografia artisti
Noëls d'Orgue
Artista
Fabio Bonizzoni
Compositore
Claude Balbastre - Michel Corrette
Organo
L’Organo di Chiaverano
Luogo
Chiesa di San Silvestro - Torino (TO)
Informazioni sull'album
“When the Magnificat was sung, he played likewise between each verse several minutes, fugues, imitations, and every species of music, even to hunting pieces and jigs, without surprising or offending the congregation, as far as I was able to discover”. Così scrive Charles Burney nel suo “The present state of music in France and Italy” (Londra, 1771) dopo aver ascoltato Balbastre all’organo della chiesa di St. Rocque, a Parigi. Al gentleman inglese parve davvero sorprendente che, nel bel mezzo di una celebrazione, alternati al canto del Magnificat, i fedeli potessero ascoltare senza esserne sorpresi brani che di liturgico avevano ben poco: gighe, arie da caccia, oltre naturalmente a fughe e composizioni più contrappuntistiche. Indubitabilmente, dai tempi di Titelouze, ma anche di Louis Couperin, lo stile organistico francese si era evoluto moltissimo e la linea di demarcazione tra la musica per organo e quella per clavicembalo andava assottigliandosi. Burney ci racconta anche altro a proposito di Claude Balbastre, dettagli sia tecnici sia umani - aspetti che peraltro non mancano mai nei suoi affascinanti diari di viaggio. Così, scopriamo come questi fosse uomo amabile e gentile: “He very politely took me up into the organ loft…” e grazie al poter essere accanto al maestro, in cantoria, Burney poté non solo ascoltare, ma anche vedere: “I could see as well as hear”. Scopriamo così che l’organo di St. Rocque era uno strumento gigantesco, “an immense instrument”, certamente di proporzioni non paragonabili a quelle degli organi inglesi cui Burney era abituato, con quattro tastiere. Poche righe dopo, un’altra nota interessante: “This instrument has a very good effect below; but above, the keys are intolerably noisy”. E in effetti - da organista - devo dire che spesso i miei colleghi musicisti, quando mi accompagnano alla consolle di qualche organo antico, rimangono sorpresi, proprio come Burney, dal rumore della catenacciatura della meccanica, che però non disturba quando si ascolta dalla navata della chiesa. Riguardo allo stile esecutivo invece, apprendiamo che Balbastre usava il pedale per suonare il canto fermo, cosa logica visto il tipo di pedaliere francesi del tempo à la française che non consentivano virtuosismi particolari, e che raddoppiava con la mano sinistra questa linea. Dopo la visita à St. Rocque, Balbastre invita Burney nella sua dimora e gli mostra il proprio clavicembalo Ruckers, finemente decorato e dal suono “more delicate than powerful - più delicato che non potente”, ma anche “a very large organ - un grande organo con pedaliera”, “probabilmente necessario a un organista francese per potersi esercitare”. Dunque, presumibilmente, il pur limitato uso del pedale - rispetto a quello della letteratura tedesca per esempio - dovette parere a Burney assai maggiore che non quello normalmente praticato in Inghilterra, tanto da richiedere a un organista francese un esercizio casalingo quotidiano. Questo secondo organo non impressionò però troppo positivamente il nostro cronista: “it is too large - è troppo grande, e il suo suono troppo aggressivo per la stanza” e poi, come nel caso dello strumento di St. Rocque, la tastiera gli parve particolarmente rumorosa: “the keys are as noisy as those at St. Rocque”. Poche righe dopo Burney ci racconta di un altro incontro organistico parigino, quello con Armand-Louis Couperin e le osservazioni che riguardano lo stile esecutivo di quest’ultimo sono abbastanza simili a quelle che si riferiscono a Balbastre. Anche Couperin dunque, che pure “has the true organ touch - ha il corretto tocco organistico, dolce e legato” eseguiva regolarmente, durante le celebrazioni, musiche che presentavano passaggi in stile “completamente clavicembalistico”. Per concludere, sempre citando Burney, durante le celebrazioni: “niente è troppo veloce o troppo lento, tutti gli stili sono permessi - nothing is too light or too grave, all styles are admitted”. Nel proporre un programma che dedica ampio spazio a Balbastre, proprio questa è stata la filosofia che ha guidato le mie scelte: dare un ampio spettro del suo repertorio organistico, includendo brani tra loro molto diversi, che spaziassero tra “tutti gli stili”. Anzitutto ho dunque compilato una Suite, partendo da brani sparsi, per lo più conservati in un manoscritto conservato oggi a Versailles, in cui ho raccolto, dopo un preludio iniziale, alcuni movimenti tipici della tradizione organistica classica francese: una Fugue grave, un Duo, un Trio, chiudendola con due pagine dal sapore più moderno: una Gavotte e un Allegro tratto da un concerto per organo in vari movimenti. Compilare suites partendo da brani vari sembra essere stata una pratica molto diffusa in Francia dove spesso i manoscritti raggruppano le composizioni non per tonalità - prassi normale in Germania per esempio - ma per genere, quasi invitando l’esecutore a scegliere le danze e i movimenti che più gli aggradano per assemblare una sua propria composizione in più movimenti. Successivamente, aprendo anche qui la scelta con il Prélude che introduce il primo dei suoi Livres de Noëls, ho registrato un’ampia scelta dei suoi Noëls appunto, brani che non hanno un vero parallelo nella letteratura di altri paesi. Essi traggono i propri temi - a dispetto dei titoli spesso reminiscenti di cultura sacra - dalla tradizione popolare. Sono composizioni in più parti, in forma di variazione, in cui compaiono elementi della scrittura classica francese, duo per esempio, e che possono avere caratteri espressivi molto diversi tra loro, dando così spazio alle diverse sonorità dell’organo. Non poteva mancare, infine, la Marche des Marseillois, un brano che segna, anche politicamente, la fine dello stile classico francese e apre il nuovo, rivoluzionario, secolo. Balbastre non è l’unico autore rappresentato in questo CD. Accanto a lui ho voluto dare spazio a un autore ancora più poliedrico, Michel Corrette, registrando alcuni dei suoi Noëls. La musica di Corrette, non solo quella per organo, è più internazionale di quella di Balbastre e accoglie per esempio il linguaggio dello stile italiano. Nei Noëls, però, l’idioma è assolutamente francese. Tuttavia, la forma di queste sue composizioni è più varia rispetto alle omonime di Balbastre. Variazioni, si, ma anche un Récit, una bella e lunga Musette, e anche un Tambourin. Forme di diretta derivazione dalla musica vocale e per orchestra che, come peraltro in Italia, iniziano a contaminare il linguaggio organistico. Oltre alla varietà, ho seguito un secondo criterio nel compilare il programma di questo disco: l’organo dei fratelli Bruna di Chiaverano. Lo strumento su cui si suona, come è ovvio, è sempre un criterio per la scelta dei brani da eseguire ma, in questo specifico caso, è stato particolarmente determinante. Gli strumenti che ci descrive sommariamente Burney sotto le dita di Balbastre e di Armand-Louis Couperin, infatti, erano piuttosto simili tra loro. Più o meno grandi (ma quasi sempre di dimensioni sconosciute all’Italia), con più o meno tastiere (ma almeno tre erano molto comuni), essi avevano una disposizione fonica piuttosto simile tra loro. Tanto che, cosa che non avviene in altra parte del mondo, le composizioni francesi sono spesso identificate da un titolo contenente indicazioni precise sui registri da utilizzare per la loro esecuzione. La combinazione dei registri era piuttosto standardizzata e, se messa in pratica correttamente, creava sonorità simili su strumenti diversi. Ricreare quelle sonorità su un organo non francese, è arduo. L’organo di Chiaverano, tuttavia, non è un tipico organo italiano di fine settecento ed è influenzato, almeno in parte, dal gusto francese. Alcune combinazioni di registri si possono dunque realizzare quasi fedelmente e, in maniera insospettata, creano delle sonorità non lontane da quelle “originali”. Per altre invece bisogna adattarsi, piegando le indicazioni originali al materiale che si ha a disposizione. D’altronde, questa capacità di adattamento, e di auto adattamento, è una delle qualità che l’organista coltiva di più nella sua professione. Mi sono dunque “divertito” a trovare i colori più francesi dell’organo Bruna, indulgendo talvolta a un accento più italiano in alcuni dei Noëls qui registrati. Buon ascolto!
Altre notizie su questo CD
Registrato 23 e 24 giugno 2025 | Chiesa di San Silvestro a Chiaverano (TO) (Italia)
Booklet 16 pagine a colori
Commento musicologico
Biografia artisti
“When the Magnificat was sung, he played likewise between each verse several minutes, fugues, imitations, and every species of music, even to hunting pieces and jigs, without surprising or offending the congregation, as far as I was able to discover”. Così scrive Charles Burney nel suo “The present state of music in France and Italy” (Londra, 1771) dopo aver ascoltato Balbastre all’organo della chiesa di St. Rocque, a Parigi. Al gentleman inglese parve davvero sorprendente che, nel bel mezzo di una celebrazione, alternati al canto del Magnificat, i fedeli potessero ascoltare senza esserne sorpresi brani che di liturgico avevano ben poco: gighe, arie da caccia, oltre naturalmente a fughe e composizioni più contrappuntistiche. Indubitabilmente, dai tempi di Titelouze, ma anche di Louis Couperin, lo stile organistico francese si era evoluto moltissimo e la linea di demarcazione tra la musica per organo e quella per clavicembalo andava assottigliandosi. Burney ci racconta anche altro a proposito di Claude Balbastre, dettagli sia tecnici sia umani - aspetti che peraltro non mancano mai nei suoi affascinanti diari di viaggio. Così, scopriamo come questi fosse uomo amabile e gentile: “He very politely took me up into the organ loft…” e grazie al poter essere accanto al maestro, in cantoria, Burney poté non solo ascoltare, ma anche vedere: “I could see as well as hear”. Scopriamo così che l’organo di St. Rocque era uno strumento gigantesco, “an immense instrument”, certamente di proporzioni non paragonabili a quelle degli organi inglesi cui Burney era abituato, con quattro tastiere. Poche righe dopo, un’altra nota interessante: “This instrument has a very good effect below; but above, the keys are intolerably noisy”. E in effetti - da organista - devo dire che spesso i miei colleghi musicisti, quando mi accompagnano alla consolle di qualche organo antico, rimangono sorpresi, proprio come Burney, dal rumore della catenacciatura della meccanica, che però non disturba quando si ascolta dalla navata della chiesa. Riguardo allo stile esecutivo invece, apprendiamo che Balbastre usava il pedale per suonare il canto fermo, cosa logica visto il tipo di pedaliere francesi del tempo à la française che non consentivano virtuosismi particolari, e che raddoppiava con la mano sinistra questa linea. Dopo la visita à St. Rocque, Balbastre invita Burney nella sua dimora e gli mostra il proprio clavicembalo Ruckers, finemente decorato e dal suono “more delicate than powerful - più delicato che non potente”, ma anche “a very large organ - un grande organo con pedaliera”, “probabilmente necessario a un organista francese per potersi esercitare”. Dunque, presumibilmente, il pur limitato uso del pedale - rispetto a quello della letteratura tedesca per esempio - dovette parere a Burney assai maggiore che non quello normalmente praticato in Inghilterra, tanto da richiedere a un organista francese un esercizio casalingo quotidiano. Questo secondo organo non impressionò però troppo positivamente il nostro cronista: “it is too large - è troppo grande, e il suo suono troppo aggressivo per la stanza” e poi, come nel caso dello strumento di St. Rocque, la tastiera gli parve particolarmente rumorosa: “the keys are as noisy as those at St. Rocque”. Poche righe dopo Burney ci racconta di un altro incontro organistico parigino, quello con Armand-Louis Couperin e le osservazioni che riguardano lo stile esecutivo di quest’ultimo sono abbastanza simili a quelle che si riferiscono a Balbastre. Anche Couperin dunque, che pure “has the true organ touch - ha il corretto tocco organistico, dolce e legato” eseguiva regolarmente, durante le celebrazioni, musiche che presentavano passaggi in stile “completamente clavicembalistico”. Per concludere, sempre citando Burney, durante le celebrazioni: “niente è troppo veloce o troppo lento, tutti gli stili sono permessi - nothing is too light or too grave, all styles are admitted”. Nel proporre un programma che dedica ampio spazio a Balbastre, proprio questa è stata la filosofia che ha guidato le mie scelte: dare un ampio spettro del suo repertorio organistico, includendo brani tra loro molto diversi, che spaziassero tra “tutti gli stili”. Anzitutto ho dunque compilato una Suite, partendo da brani sparsi, per lo più conservati in un manoscritto conservato oggi a Versailles, in cui ho raccolto, dopo un preludio iniziale, alcuni movimenti tipici della tradizione organistica classica francese: una Fugue grave, un Duo, un Trio, chiudendola con due pagine dal sapore più moderno: una Gavotte e un Allegro tratto da un concerto per organo in vari movimenti. Compilare suites partendo da brani vari sembra essere stata una pratica molto diffusa in Francia dove spesso i manoscritti raggruppano le composizioni non per tonalità - prassi normale in Germania per esempio - ma per genere, quasi invitando l’esecutore a scegliere le danze e i movimenti che più gli aggradano per assemblare una sua propria composizione in più movimenti. Successivamente, aprendo anche qui la scelta con il Prélude che introduce il primo dei suoi Livres de Noëls, ho registrato un’ampia scelta dei suoi Noëls appunto, brani che non hanno un vero parallelo nella letteratura di altri paesi. Essi traggono i propri temi - a dispetto dei titoli spesso reminiscenti di cultura sacra - dalla tradizione popolare. Sono composizioni in più parti, in forma di variazione, in cui compaiono elementi della scrittura classica francese, duo per esempio, e che possono avere caratteri espressivi molto diversi tra loro, dando così spazio alle diverse sonorità dell’organo. Non poteva mancare, infine, la Marche des Marseillois, un brano che segna, anche politicamente, la fine dello stile classico francese e apre il nuovo, rivoluzionario, secolo. Balbastre non è l’unico autore rappresentato in questo CD. Accanto a lui ho voluto dare spazio a un autore ancora più poliedrico, Michel Corrette, registrando alcuni dei suoi Noëls. La musica di Corrette, non solo quella per organo, è più internazionale di quella di Balbastre e accoglie per esempio il linguaggio dello stile italiano. Nei Noëls, però, l’idioma è assolutamente francese. Tuttavia, la forma di queste sue composizioni è più varia rispetto alle omonime di Balbastre. Variazioni, si, ma anche un Récit, una bella e lunga Musette, e anche un Tambourin. Forme di diretta derivazione dalla musica vocale e per orchestra che, come peraltro in Italia, iniziano a contaminare il linguaggio organistico. Oltre alla varietà, ho seguito un secondo criterio nel compilare il programma di questo disco: l’organo dei fratelli Bruna di Chiaverano. Lo strumento su cui si suona, come è ovvio, è sempre un criterio per la scelta dei brani da eseguire ma, in questo specifico caso, è stato particolarmente determinante. Gli strumenti che ci descrive sommariamente Burney sotto le dita di Balbastre e di Armand-Louis Couperin, infatti, erano piuttosto simili tra loro. Più o meno grandi (ma quasi sempre di dimensioni sconosciute all’Italia), con più o meno tastiere (ma almeno tre erano molto comuni), essi avevano una disposizione fonica piuttosto simile tra loro. Tanto che, cosa che non avviene in altra parte del mondo, le composizioni francesi sono spesso identificate da un titolo contenente indicazioni precise sui registri da utilizzare per la loro esecuzione. La combinazione dei registri era piuttosto standardizzata e, se messa in pratica correttamente, creava sonorità simili su strumenti diversi. Ricreare quelle sonorità su un organo non francese, è arduo. L’organo di Chiaverano, tuttavia, non è un tipico organo italiano di fine settecento ed è influenzato, almeno in parte, dal gusto francese. Alcune combinazioni di registri si possono dunque realizzare quasi fedelmente e, in maniera insospettata, creano delle sonorità non lontane da quelle “originali”. Per altre invece bisogna adattarsi, piegando le indicazioni originali al materiale che si ha a disposizione. D’altronde, questa capacità di adattamento, e di auto adattamento, è una delle qualità che l’organista coltiva di più nella sua professione. Mi sono dunque “divertito” a trovare i colori più francesi dell’organo Bruna, indulgendo talvolta a un accento più italiano in alcuni dei Noëls qui registrati. Buon ascolto!
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Registrato 23 e 24 giugno 2025 | Chiesa di San Silvestro a Chiaverano (TO) (Italia)
Booklet 16 pagine a colori
Commento musicologico
Biografia artisti
Organo di Radda in Chianti
Artista
Daniele Dori, organo
Compositore
Autori toscani del XVIII e XIX sec. (inediti)
Luogo
San Niccolò a Radda,
Siena (SI)
Informazioni sull'album
Questo CD nasce da una triplice volontà: la prima è la valorizzazione di uno strumento storico, quello della Propositura di Radda in Chianti che è diventato, da circa 15 anni, punto di riferimento per la cultura musicale del territorio. Dal restauro del 2011 lo strumento è il protagonista del Festival Organistico Internazionale “Harmonia Sæculi” che, sotto la mia direzione artistica, ha visto l’esibizione di musicisti provenienti da tutto il mondo in più di 80 concerti. Il secondo desiderio è quello di riportare alla luce un repertorio dimenticato, che sembrava perduto per sempre, nascosto in armadi di canoniche dismesse o riemerso tra la merce di mercatini d’antiquariato. Per questo, i brani organistici proposti sono tutti degli inediti, di area toscana - fiorentina e lucchese - che sono giunti a me, in manoscritti, grazie all’aiuto dei colleghi e amici Michele Manganelli ed Enrico Barsanti. In ultimo, reputo importante valorizzare le peculiarità musicali di un territorio come quello del Chianti: infatti a Radda, nel convento francescano di Santa Maria in Prato, P. Benigno da San Giovanni Valdarno nel 1736 compose un Kyriale, il codice F.C. 131, interamente costituito da Messe in canto fratto. Alcune di queste, sono nello stile “in alternatim”, cioè la pratica che prevede, per i testi dell’ordinario (Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei) l’alternanza tra versetti cantati e versetti organistici, in sostituzione a parti del testo. Studiando il codice, ho tratto da questo un ordinario completo, eseguito dai “Kantores 25” diretti da Michele Manganelli, alternandolo a versetti organistici. La raccolta si apre con la Messa per Organo dello sconosciuto, almeno fino ad oggi, Sig. Maestro Niccolai, probabilmente compositore del XIX sec. di area toscana. Alla “Toccata” in stile virtuosistico e brillante, segue un vivace “Offertorio”, una dolce e cantabile “Elevazione” e il vorticoso “Post Communio”. I due brani successivi sono invece del celebre autore Domenico Puccini, nonno di Giacomo e prolifico compositore. Questi due brani, inediti come tutti gli altri del CD, sono di carattere contrastante: alla Pastorale, formata da due sezioni (una caratterizzata da un soave 6/8 coi Flauti 8’ e 4’ e l’altra da un allegro col registro di Cornetto), è contrapposto il dirompente Offertorio, in stile galante. Del fiorentino Ignazio Maria Colson viene proposta la Pastorale che, come quella di Puccini, vede l’alternarsi di due sezioni ben distinte: un delizioso andante con la sonorità del Flauto 8’, e un incalzante allegro dove emerge lo splendido Flauto 4’ dell’organo di Radda. Ritorniamo ancora a Lucca con le due composizioni, Sinfonia ed Elevazione, di Angelo Di Giulio, musicista di cui poco ancora è venuto alla luce. Entrambi i brani riflettono lo stile operistico che ha caratterizzato gran parte della musica organistica italiana del XIX sec. Nella Sinfonia vengono messi in risalto i vari registri “da concerto”: Flauto in XII, Cornetto e Tromba; nell’Elevazione, brano che prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II era suonato durante la Consacrazione, alla prima parte caratterizzata dal lento canto del registro di Voce Umana, si oppone, quasi come uno scherzo, un frenetico allegro con Trombe e Cornetto. Sempre di area lucchese, di autore anonimo, segue una breve quanto interessante Elevazione nella quale dialogano i registri di Principale e Flauto 8’. Chiude il nostro viaggio la Messa per Organo di Angelo Spinelli, maestro di Cappella del Duomo di Lucca, dove i versetti organistici per l’Ordinarium Missae sono stati da me alternati, come già accennato, ai versetti in canto fratto desunti dal manoscritto raddese. Lo stile di questi versetti - e dell’ “Offertorio”, “Elevazione” e “Post Communio” che la completano - è semplice e orecchiabile, quasi da musica paesana, e perfettamente si amalgama con l’austera semplicità delle melodie del canto fratto chiantigiano. Con questa Messa l’ascoltatore potrà immergersi nella pratica liturgico/musicale in uso nelle chiese italiane fino ai primi del ’900, cioè l’alternanza tra organo e versetti cantati. In conclusione, l’incisione di brani organistici inediti, anche di autori famosi, assieme al canto fratto in uso a Radda, rende questa pubblicazione un vero e proprio unicum nel panorama discografico di settore.
Altre notizie su questo CD
Registrato 28-29-30 Gennaio 2025, a San Niccolò a Radda (Italia)
Booklet 18 pagine a colori
Commento musicologico
Biografia artisti
Siena (SI)
Questo CD nasce da una triplice volontà: la prima è la valorizzazione di uno strumento storico, quello della Propositura di Radda in Chianti che è diventato, da circa 15 anni, punto di riferimento per la cultura musicale del territorio. Dal restauro del 2011 lo strumento è il protagonista del Festival Organistico Internazionale “Harmonia Sæculi” che, sotto la mia direzione artistica, ha visto l’esibizione di musicisti provenienti da tutto il mondo in più di 80 concerti. Il secondo desiderio è quello di riportare alla luce un repertorio dimenticato, che sembrava perduto per sempre, nascosto in armadi di canoniche dismesse o riemerso tra la merce di mercatini d’antiquariato. Per questo, i brani organistici proposti sono tutti degli inediti, di area toscana - fiorentina e lucchese - che sono giunti a me, in manoscritti, grazie all’aiuto dei colleghi e amici Michele Manganelli ed Enrico Barsanti. In ultimo, reputo importante valorizzare le peculiarità musicali di un territorio come quello del Chianti: infatti a Radda, nel convento francescano di Santa Maria in Prato, P. Benigno da San Giovanni Valdarno nel 1736 compose un Kyriale, il codice F.C. 131, interamente costituito da Messe in canto fratto. Alcune di queste, sono nello stile “in alternatim”, cioè la pratica che prevede, per i testi dell’ordinario (Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei) l’alternanza tra versetti cantati e versetti organistici, in sostituzione a parti del testo. Studiando il codice, ho tratto da questo un ordinario completo, eseguito dai “Kantores 25” diretti da Michele Manganelli, alternandolo a versetti organistici. La raccolta si apre con la Messa per Organo dello sconosciuto, almeno fino ad oggi, Sig. Maestro Niccolai, probabilmente compositore del XIX sec. di area toscana. Alla “Toccata” in stile virtuosistico e brillante, segue un vivace “Offertorio”, una dolce e cantabile “Elevazione” e il vorticoso “Post Communio”. I due brani successivi sono invece del celebre autore Domenico Puccini, nonno di Giacomo e prolifico compositore. Questi due brani, inediti come tutti gli altri del CD, sono di carattere contrastante: alla Pastorale, formata da due sezioni (una caratterizzata da un soave 6/8 coi Flauti 8’ e 4’ e l’altra da un allegro col registro di Cornetto), è contrapposto il dirompente Offertorio, in stile galante. Del fiorentino Ignazio Maria Colson viene proposta la Pastorale che, come quella di Puccini, vede l’alternarsi di due sezioni ben distinte: un delizioso andante con la sonorità del Flauto 8’, e un incalzante allegro dove emerge lo splendido Flauto 4’ dell’organo di Radda. Ritorniamo ancora a Lucca con le due composizioni, Sinfonia ed Elevazione, di Angelo Di Giulio, musicista di cui poco ancora è venuto alla luce. Entrambi i brani riflettono lo stile operistico che ha caratterizzato gran parte della musica organistica italiana del XIX sec. Nella Sinfonia vengono messi in risalto i vari registri “da concerto”: Flauto in XII, Cornetto e Tromba; nell’Elevazione, brano che prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II era suonato durante la Consacrazione, alla prima parte caratterizzata dal lento canto del registro di Voce Umana, si oppone, quasi come uno scherzo, un frenetico allegro con Trombe e Cornetto. Sempre di area lucchese, di autore anonimo, segue una breve quanto interessante Elevazione nella quale dialogano i registri di Principale e Flauto 8’. Chiude il nostro viaggio la Messa per Organo di Angelo Spinelli, maestro di Cappella del Duomo di Lucca, dove i versetti organistici per l’Ordinarium Missae sono stati da me alternati, come già accennato, ai versetti in canto fratto desunti dal manoscritto raddese. Lo stile di questi versetti - e dell’ “Offertorio”, “Elevazione” e “Post Communio” che la completano - è semplice e orecchiabile, quasi da musica paesana, e perfettamente si amalgama con l’austera semplicità delle melodie del canto fratto chiantigiano. Con questa Messa l’ascoltatore potrà immergersi nella pratica liturgico/musicale in uso nelle chiese italiane fino ai primi del ’900, cioè l’alternanza tra organo e versetti cantati. In conclusione, l’incisione di brani organistici inediti, anche di autori famosi, assieme al canto fratto in uso a Radda, rende questa pubblicazione un vero e proprio unicum nel panorama discografico di settore.
Altre notizie su questo CD
Registrato 28-29-30 Gennaio 2025, a San Niccolò a Radda (Italia)
Booklet 18 pagine a colori
Commento musicologico
Biografia artisti
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