Giuseppe Gherardeschi. Complete organ music

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Formato: 1 CD
CD: Disponibile
Price : 14,50 € + Spedizione
Compositore
Giuseppe Gherardeschi
Artista
Andrea Vannucchi
Organo 1
Giosuè Agati (1820)
Luogo
Limite sull’Arno (Firenze), Italia
Organo 2
Pietro Agati (1797)
Luogo
Vignole di Quarrata (Pistoia), Italia
Organo 3
Pietro Agati (1789)
Luogo
Bargi, Camugnano (Bologna), Italia
Organo 4
Organo Cesare Romani (1587), Pietro Agati (1776), Giosuè e Nicomede Agati (1824), Luigi e Cesare Tronci (1856)
Luogo
Gavinana, San Marcello Pistoiese (Pistoia), Italia

La vita Giuseppe Gherardeschi nacque a Pistoia il 3 novembre 1759. Fu bat­tezzato il giorno dopo nel battistero della Cattedrale di Pistoia, dove suo padre era maestro di cappella almeno dal 1775 e dove era stato organista dal 1755 al 1771. Giuseppe apprese i primi rudimenti dell’arte musicale dal padre stesso e dallo zio paterno Filippo Maria, allievo di Padre Mar­tini a Bologna. Questa preparazione fu completata a Napoli nel famoso “Conservatorio della Pietà detta de’ Turchini” alla scuola del suo direttore Nicola Sala (1713-1801), discepolo di Leonardo Leo e rino­mato didatta con allievi del calibro di Giacomo Tritto e Gaspare Spontini. Tornato a Pistoia, Giuseppe divenne organista della chiesa della Madonna dell’Umiltà dove, nel 1783, presumi­bilmente nel periodo del suo servizio, gli organari pistoiesi Tronci costrui­rono un organo in una monumentale cassa cinque-seicentesca. Nel 1785 Giuseppe Gherardeschi fu ammesso tra gli individui componenti la cap­pella della cattedrale come primo so­prano e, al tempo stesso, come sosti­tuto di suo padre che ne era direttore, ma che si trovava in stato di impotenza fisica. Alla morte di questi, nel 1800, divenne titolare della carica e rimase maestro di cappella fino al termine della sua vita. Morì a Pistoia il 6 agosto 1815. Compositore e didatta Giuseppe Gherardeschi fu composi­tore fecondissimo soprattutto nel ge­nere sacro, ma scrisse anche musica da camera e per il teatro. Alcuni dei suoi lavori furono eseguiti non solo a Pistoia, ma anche a Napoli, Firenze, Mantova e Pisa. Le composizioni di Giuseppe Gherar­deschi circolavano per mezzo di copie manoscritte eseguite da apposite bot­teghe. Nel secolo XVIII, come è noto, la pubblicazione di musica a stampa era costosissima e pertanto tutt’altro che facile da affrontare. Tuttavia riuscì a pubblicare un suo lavoro, l’unico per quanto se ne sa, cioè le Sei Sonate per cembalo o pianoforte con l’accompagnamento d’un violino obbligato a Firenze presso Ranieri del Vivo. L’unico biografo di Giuseppe Gherardeschi, Pietro Contrucci, ne loda il Mattutino di Natale, […] la tanto ce­lebrata Messa di Requiem, […] i suoi Vespri, il Te Deum a ringraziamento dell’anno, tanto sentito dal popolo, la Via Crucis, lo Stabat Mater che non teme il paragone di Stunz, del Pergolesi e di Rossini e conclude affer­mando che se Giuseppe Gherardeschi fosse stato d’altra nazione fuorché italiano, il suo nome suonerebbe glo­rioso, piuttosto che essere, come è, in riverenza di pochi. Giuseppe Gherardeschi, però, era conosciuto e stimato anche fuori Pistoia, per esempio da Carlo Gervasoni, suo contemporaneo. Così ne parla nella sua Scuola della musica (Piacenza, 1800): “Il genere di musica in cui egli più che ogn’altro si distingue è quello da chiesa e per gli strumenti a fiato. Penetrato dalla semplicità maestosa e sublime che una siffatta musica esige, pieno d’estro e di vivacità, bravo filosofo e ragionatore d’arte, dà ai suoi componimenti ecclesiastici una meravigliosa espressione. A queste conoscenze egli aggiunge eziandio un’abilità stra­ordinaria nell’organo e nel piano-forte ed una maniera singolare nell’istruire in siffatti strumenti. Parla a di lui favore l’ottima riuscita de’ suoi allievi.” Organista Il primo incarico professionale che conosciamo di Giuseppe Gherardeschi fu quello di organista della chiesa della Madonna dell’Umiltà a Pistoia e la sua vasta produzione di musiche organistiche ne rivela la pro­fonda conoscenza delle risorse degli organi che uscivano dalle due fabbri­che pistoiesi dei Tronci e degli Agati. Ecco l’opinione di Luigi Ferdinan­do Tagliavini nella Presentazione dell’antologia Musiche pistoiesi per organo del 1978, in cui, per la prima volta apparvero a stampa musiche di Giuseppe Gherardeschi: “Grazie ad essa [cioè questa antologia] i nostri organi toscani dei due secoli scorsi potranno risuonare attraverso le note che per essi sono state concepite: i registri di ripieno e i flauti nelle garbate pagine d’una anonima raccolta organistico-liturgica, i registri “da concerto” in varie e colorite combinazioni (talora con il corredo di timpani, banda e usignoli) nelle vivaci compo­sizioni di Giuseppe Gherardeschi, di gusto ora raffinatamente galante, ora ispirato ad un ‘bel canto’ d’impronta melodrammatica.” Senza Giuseppe Gherardeschi l’uso dei registri dell’organo pistoiese sa­rebbe probabilmente rimasto un mistero insoluto. Egli, infatti, cor­reda ogni singolo pezzo, anche il più breve, di precise indicazioni di registrazione, con frequenti cambi talvolta difficili da realizzare per la quantità di registri da muovere e per la velocità con cui il cambio va effettuato. Solo nel caso del ripieno troviamo l’indicazione generica pieno o a pieno, mentre in tutti gli altri casi egli elenca meticolosamente i singoli registri che desidera. Probabilmente queste registrazioni testimoniano non soltanto il gusto coloristico personale del compositore e la prassi pistoiese del tempo, ma anche una più vasta tradizione toscana risalente perlome­no al 1664, anno in cui Guglielmo Ermanni (il fiammingo Willem Hermans) costruiva a Pistoia l’organo della chiesa di Sant’Ignazio e, attra­verso questo, allacciata a tradizioni anteriori e di diversa provenienza, per esempio quelle testimoniate da documenti riguardanti gli organi Hermans del duomo di Como (1650) e della chiesa di Sant’Apollinare a Roma (1666) che suggeriscono regi­strazioni, simili a quelle che poi userà Gherardeschi, ma che potrebbero rispecchiare una più antica prassi fiamminga importata in Italia dallo stesso Hermans. In particolare, troviamo un largo ed intelligente uso dei cosiddetti “registri di concerto” di cui erano ricchi gli organi pistoiesi sia Tronci che Agati: le suggestive ance (Trombe, Clarone, Voce Umana, det­ta più tardi Violoncello, e Mosetto), il brillante Cornetto e il poetico Flauto in selva (un bordone). Essi, affiancati o contrapposti ai registri più classici dell’organo italiano e presenti anche in quello pistoiese (il trasparente Principale, il maestoso Ripieno, il luminoso Flauto in ottava e l’espressiva Voce Languente o Voce Umana ad anima), costituiscono una variegata tavolozza di affascinanti colori difficilmente riscontrabile in altre scuole organarie. Vengono, inoltre, usati con larghezza due tipi di effetti speciali sempre presenti nell’organo pistoiese, cioè il Timpano e gli Usignoli. Ecco le forme di composizione orga­nistica adottate da Gherardeschi: a) quelle solite per la Messa: Versetti per Kyrie, Gloria, Sanctus e Agnus Dei; brani per Offertorio, Elevazione, Postcommunio (rientrano in questa categoria i Rondò, che invece potreb­bero sembrare a prima vista pezzi liberi) e finale (possiamo considerare tale la Sonata a guisa di banda mili­tare che suona una marcia, che però potrebbe essere stata intesa anche come solenne entrata); b) Versetti negli otto toni dei salmi, destinati assai probabilmente al Magnificat del Vespro, anche se ciò non è dichiarato, e divisi in due categorie, cioè a pieno o concertati; c) brani meditativi per la benedizione eucaristica (in due parti, con ritornello); d) pastorali (imitazione delle zampogne e del relativo repertorio). L’influsso dell’opera teatrale è evidente in quasi tutta la produzione organistica di Gheradeschi. Infatti gli Offertori risentono dello stile della Ouverture, le Elevazioni e le Benedi­zioni di quello della romanza, mentre nei Postcommunio riecheggia lo spi­rito civettuolo della cabaletta, sempre comunque con fantasia, equilibrio e soprattutto, buon gusto. (Umberto Pineschi)

Altre notizie su questo CD
Registrato a Vignole di Quarrata il 9 Settembre 2006, Gavinana il 23 dicembre 2006, Limite sull’Arno il 30 Dicembre 2006, Bargi il 18 luglio 2017, Italia
Booklet di 20 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene una biografia dell’artista
Include un commento musicologico 
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

 

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