The Italian Baroque Trumpet - Concertos and Sonatas

Eleorg046
Formato: 1 CD
CD: Disponibile
Prezzo : 14,50 € + Spedizione
Compositori
Viviani, Torelli, Gabrielli, Scarlatti, Baldassare, Albinoni, Tartini
Artisti
Maurizio Fornero, organo
Daniele Greco D'Alceo, Baroque Trumpet
Organo attribuibile a
Francesco Maria e Giovanni Battista Concone (1752)
Luogo
Chiesa parrocchiale di San Genesio Martire, Corio, Torino, Italia

Sebbene affondi le sue radici nell’antichità più remota, fino all’inizio del XVII secolo la tromba venne impiegata soprattutto nelle formazioni militari in cui era associata ai tamburi e ai pifferi e nella danza accanto alla bombarda, due ambiti che non prevedevano l’utilizzo di parti scritte e di cui non ci è pervenuto nulla. Per arrivare all’esordio “ufficiale” della tromba al fianco dell’organo si dovette attendere il 1634, anno in cui Girolamo Fantini eseguì a Roma con Frescobaldi una serie di brevi sonate, che avrebbe dato alle stampe quattro anni più tardi nel suo Modo per imparare a sonare di tromba, che può essere considerato il primo metodo esecutivo dedicato allo strumento.
A questo precursore fece seguito 40 anni più tardi Giovanni Buonaventura Viviani, compositore fiorentino che si mise in luce a Innsbruck, prima di fare ritorno in Italia, passando anche a Venezia e a Roma. Tra le opere più conosciute di Viviani spiccano due sonate per tromba e organo pubblicate nel 1678 come appendice ai Capricci armonici da chiesa e da camera op. 4. Rispetto ai lavori di Fantini, dove la tromba è assoluta protagonista, nelle opere di Viviani i due strumenti intessono un dialogo su un piano di sostanziale parità, con una gradevole alternanza di brevi movimenti lenti e veloci.
Nello stesso periodo il panorama musicale bolognese raggiunse inusitati livelli di splendore, grazie a un gruppo di compositori di grande talento, tra i quali si misero in evidenza Domenico Gabrielli a Giuseppe Torelli. Anche conosciuto come Mingéin dal viulunzèl, per il virtuosismo con cui suonava il violoncello, Gabrielli sarebbe probabilmente entrato nell’empireo della musica italiana del XVII secolo se non fosse morto a soli 31 anni. La sua carriera si sviluppò fulmineamente, al punto che nel 1676 fu ammesso a soli 17 anni nella prestigiosa Accademia Filarmonica di Bologna sia per la sua tecnica violoncellistica sia per il suo innovativo stile compositivo, che traspare dalla sua bella Sonata per tromba e organo. Giuseppe Torelli dedicò grande attenzione alla tromba, per la quale scrisse un vero capolavoro, il Concerto in re maggiore, un’opera divisa in tre movimenti dal carattere contrastante, nella quale lo strumento solista dà libero sfogo alle sue risorse tecniche ed espressive.
Durante la sua permanenza a Roma, Alessandro Scarlatti riservò sempre un occhio di riguardo alla tromba, che trovò posto sia nei suoi oratori, sia nelle serenate. Tra queste ultime si segnala Il Giardino di Amore, un lavoro di ampio respiro incentrato sulla storia di Venere e di Adone, che viene introdotto da una graziosa sinfonia dai toni delicatamente arcadici, il cui carattere viene focalizzato molto bene dalla trascrizione per tromba e organo, offrendo alla prima la possibilità di sfoggiare toni sorprendentemente morbidi.
Nei primi anni del XVIII secolo il genere del concerto conobbe un grande sviluppo, che gli permise di diventare il genere orchestrale più diffuso in tutta Europa. Alla fortuna del concerto diedero un contributo determinante Antonio Vivaldi e il suo contemporaneo Tomaso Albinoni. Per favorirne l’esecuzione, molti concerti vennero “appropriati” per organo e a volte per altri strumenti, ottenendo risultati spesso molto apprezzabili, come si può notare nel Concerto op. 9 n. 2 di Albinoni, concepito originariamente per oboe.
Concepita espressamente per la tromba è invece la Sonata n.1 di Pietro Baldassare, compositore romano che si stabilì giovane a Brescia, dove divenne direttore degli ensemble vocale e strumentale della Chiesa di San Filippo. Caratterizzato da una solida struttura tripartita, questo lavoro raggiunge nel Grave centrale un inusitato lirismo, che si pone in netto contrasto con i più estroversi movimenti estremi.
Il programma si chiude al tramonto del Barocco con la trascrizione del Concerto in re maggiore di Giuseppe Tartini, compositore passato alla storia per il suo sbrigliato virtuosismo, che trova piena espressione nella sfolgorante vitalità del movimento conclusivo, un pezzo di bravura che non può che strappare l’applauso.

Altre notizie su questo CD
Registrato a Corio, Italia, nel 2017
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene una biografia dell’artista
Include un commento musicologico
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

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