Vivaldi. Concerti con organo obbligato

Eleorg044
Formato: 1 CD
CD: Disponibile
Price : 14,50 € + Spedizione
Compositori
Vivaldi
Artisti
Gianluca Cagnani, organo e direzione
Turin Baroque Orchestra
Organo
Organo Pinchi (1996) op. 412
Luogo
Chiesa Evangelica Valdese, Torino, Italia

Dici Vivaldi e subito vien da pensare agli innumeri Concerti: poco meno di 500, principalmente per violino, ma non solo. È pur vero che il principe degli archi la fa da padrone in veste solista in una spiccata percentuale; pur tuttavia il Prete Rosso ne scrisse altresì per svariati altri strumenti, in più d’un caso all’epoca relativamente inconsueti, dall’ottavino al fagotto, al mandolino alla viola d’amore, accanto a più prevedibili pagine per violoncello o flauto traverso, oboe e flauto dritto. Oltre a Concerti per due orchestre, ‘di gruppo’, o ‘da camera’, sono da menzionare i Concerti per due o più strumenti, beninteso in abbinamento all’immancabile orchestra d’archi. Ed è a quest’ultima categoria che appartengono i lavori qui incisi: per l’esattezza nel caso dei Concerti RV 541 e 542 (in re minore e fa maggiore) si tratta di lavori per violino e organo (quest’ultimo trattato ‘all’italiana’) mentre i Concerti RV 766 e 767 per il medesimo organico (in do minore e fa maggiore) sono l’adattamento, con lievi varianti, dei Concerti RV 510 e 765, originariamente per due violini (all’epoca era prassi normale trasporre da un mezzo sonoro all’altro, spesso per ragioni pratiche). Ancora diverso il caso del Concerto in do maggiore RV 554 che prevede un ensemble di violino, oboe e organo in veste solistico-concertante (oppure di due violini e organo).
Invariabile il conio formale, con due movimenti rapidi a incorniciare un più meditativo tempo lento; così pure, nei tempi veloci, consueta è la successione di episodi solistici e Tutti. Nel Concerto RV 541 dopo uno svettante Allegro dalla caratteristica scrittura ‘terrazzata’, il Grave centrale, bipartito e intriso di languore, s’impone per la ricchezza delle armonie e il tipico colore ‘lagunare’ grazie alla melanconica cantabilità del violino sostenuto dall’organo; da ultimo a prevalere è un andamento sciolto, come di danza, con violino e strumento da tasto impegnati in giochi imitativi. Analoghe osservazioni valgono altresì per RV 542, sereno e luminoso (risalirebbe agli anni 1720-24) il cui tempo lento, in forma tripartita e in modo maggiore, colpisce per la soavità. Sicché l’assertiva brillantezza del finale emerge ancor più nitida. Una scrittura vistosamente a canone prevale nei tempi estremi del conciso RV 766 in cui è significativo il tasso di virtuosismo richiesto al violino; così pure nel tempo iniziale del pimpante RV 767 dal rarefatto Larghetto: a suggellarlo un propulsivo Allegro (con tanto di cadenza) che di Vivaldi pare l’inconfondibile firma. Del più esteso RV 554 merita rilevare l’opulenza e rotondità di scrittura dovuta ai tre strumenti intrecciati solisticamente, che gli garantisce spettacolarità e appeal negli Allegro: mentre il bel tempo lento seduce per la leggiadra pacatezza del peculiare ‘passeggiato’ al basso.
Da ultimo un cenno alla Sonata RV 779 a violino, oboè et organo, et anco se piace il salmoè (ovvero lo chalumeau che raddoppia all’ottava superiore il basso dell’organo). Venne composta intorno al 1709/10, quando alla Pietà era stato da poco installato un nuovo organo (che, in quanto ‘obbligato’, vi gioca un ruolo di rilievo, prevedendosi la parte del basso: laddove all’epoca in Italia gli organi disponevano di pedaliera essenziale, impiegata sporadicamente per tenere una nota al grave). Conosciamo altresì - lo fa notare il Talbot - l’identità delle ‘pute’, le orfanelle della Pietà i cui nomi sono segnati sul rigo delle singole parti ad esse destinate: Prudenza (violino), Pelegrina (oboe), Lucietta (organo) e Candida (Chalumeau). È in pratica un lavoro per quartetto strumentale tagliato nei quattro canonici movimenti della cosiddetta Sonata da chiesa barocca (Andante-Allegro-Largo-Allegro). Vivaldi rivide in seguito la strumentazione di questo suo austero lavoro, il cui manoscritto, passato nelle mani del Pisendel, è oggi conservato a Dresda.

Francesca Odling, traversiere.  Svetlana Fomina, Enrico Groppo, violini solisti. Bruno Raspini, Giorgia Lenzi, Giuliana Toselli, Giulia Manfredini, violini. Gabriele Cervia, Sara Audenino, viole.  Nicola Brovelli, violoncello. Roberto Bevilacqua, contrabbasso. Massimo Lombardi, tiorba e chitarra barocca. Gianluca Cagnani, organo e direzione.

Altre notizie su questo CD
Registrato a Torino, Italia, nel 2017
Booklet di 16 pag interamente a colori con testi in italiano e inglese
Contiene una biografia dell’artista
Include un commento musicologico
Contiene una scheda completa dell’organo con disposizione fonica e fotografie

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