Italian instrumental style. Organ and violin transcriptions

Eleorg039
Formato: 1 CD
CD: Disponibile
Prezzo : 14,50 € + Spedizione
Compositori
Veretti, Ponchielli, Bazzini, Rota, Pilati
Artisti
Lina Uinskyte, violino
Marco Ruggeri, organo
Organo
Pietro Bernasconi (1892)
Luogo
Chiesa della Confraternita di San Bernardino, Vercelli, Italia

Tra i più attivi musicisti italiani del pieno Novecento è senz’altro da ricordare il veronese Antonio Veretti (Verona 1900 - Roma 1978). Diplomato in Composizione a Bologna a soli 21 anni (allievo di Mattioli e Alfano), intraprese una brillante carriera di docente che lo portò alla direzione dei Conservatori di Pesaro, Cagliari e Firenze. L’ambiente bolognese lo mise in contatto con Riccardo Bacchelli e l’ambiente letterario della “Ronda” (su testo di Bacchelli scrive la sua prima opera, Il medico volante, del 1923-24). Si trasferì poi a Milano e in seguito a Roma.
La sua ingente produzione compositiva si innesta nella scia di Pizzetti e Casella, ma conosce continue evoluzioni fino alla svolta dodecafonica degli anni ’50. È autore di opere e una gran quantità di musica strumentale, tra cui sinfonie, concerti e molta musica da camera.
Il Duo strumentale, originariamente per violino e pianoforte, del 1955, rivela un linguaggio neoclassico, elegante e brillante in cui il legame con il passato è evidente nel singolare omaggio a Corelli (2° tempo) e nell’adozione di forme proprie della musica strumentale tradizionale (il Rondò del 3° tempo).
Noto per l’attività di operista, Amilcare Ponchielli (Paderno Ponchielli 1834 - Milano 1886) fu in realtà molto prolifico anche nel campo della musica strumentale, e bandistica in particolare. Il Capriccio per oboe e pianoforte venne composto per l’amico e collega Cesare Confalonieri, allievo di oboe del Conservatorio di Milano ai tempi in cui Ponchielli studiava composizione, poi divenuto docente di oboe presso lo stesso istituto. Di questo brano sono conservati l’autografo (presso l’Archivio Ricordi), una copia manoscritta (presso il Museo Civico di Cremona) e l’edizione a stampa postuma Ricordi del 1889. Nella copia manoscritta il titolo riportato è Gran Capriccio, a conferma delle ampie proporzioni e soprattutto di un’articolata struttura formale, con varietà di caratteri, riprese tematiche e il brillante tema con variazioni finale. La scrittura molto virtuosistica e appassionata della parte dell’oboe rende plausibile ed, anzi, pie­­namente convincente, anche l’esecuzione al violino.
Singolare figura, nell’Italia del melodramma, fu quella del bresciano Antonio Bazzini (Brescia 1818 - Milano 1897). Violinista virtuoso di fama europea, studiò composizione a Lipsia dal 1843 al 1848, nella cerchia di Schumann e Mendels­sohn. Lo stesso Schumann ebbe modo di elo­giare i suoi meriti di violinista nel 1843: «Come esecutore Bazzini appartiene certamente ai più grandi del presente; non conosco nes­suno come lui abile nella tecnica, nella grazia e nella pienezza del suono, e soprattutto in purezza ed uguaglianza; inoltre predomina gli altri specialmente per freschezza, giovinezza e severità d’interpretazione» (articolo sulla Neue Zeitschrift für Musik). Con l’autore al pianoforte, ebbe invece il privilegio di suonare il celebre Concerto per violino di Mendelssohn in una esecuzione privata.
Forte di tali esperienze, il rientro in patria costituì per Bazzini l’occasione per diffondere l’interesse per la musica strumentale, in opposizione al melodramma trionfante. Anzi, da alcuni fu visto come l’anti-Verdi, promotore di nuove idee e repertori. Scrisse molta musica per orchestra e da camera, con particolare attenzione al violino. Per questi suoi meriti fu incaricato della docenza di Composizione al Conservatorio di Milano nel 1873, istituto di cui fu direttore dal 1882.
Il Concerto militare (appellativo dato al Concerto per violino e orchestra n. 5) risale al 1863 e fu dedicato al Re Vittorio Emanuele II. La brillante scrittura violinistica si abbina alla solidità della parte orchestrale, che non figura come semplice accompagnamento, ma partecipa in modo raffinato e autonomo all’insieme strumentale. Il carattere militare dei due movimenti estremi si contrappone alla Preghiera centrale, dal carattere intensamente melodico e nostalgico.
Vissuto in pieno Novecento, ma per molti aspetti ancora legato al secolo precedente, può considerarsi il compositore milanese Nino Rota (Milano 1911 - Roma 1979). Enfant prodige, si diploma in Composizione con Casella a soli 19 anni, dopo aver debuttato come compositore a soli 11 anni con l’oratorio L’infanzia di S. Giovanni Battista (1922), mentre nel 1926 scrive Il Principe Porcaro, un’opera per ragazzi tratta da una fiaba di Andersen. Ma Rota è noto soprattutto per le numerosissime colonne sonore di film, alcune delle quali premiate con prestigiosi riconoscimenti internazionali. Fu assai attivo anche come autore di musica da camera, per orchestra, sacra e teatrale. L’Improvviso per violino e pianoforte qui eseguito è una composizione basata sul tema principale della colonna sonora del film D’amanti senza amore (1947).
Il programma si conclude con il Preludio, Aria e Tarantella del napoletano Mario Pilati (1903-1938) allievo di Antonio Savasta al Conservatorio di Napoli. Compositore dal talento precocissimo, vinse numerosi premi in concorsi prestigiosi e si aggiudicò anche cattedre di insegnamento presso vari conservatori italiani. Prima a Cagliari, poi, dal 1930 nella stessa Napoli. Nel frattempo, su consiglio di Ildebrando Pizzetti, si trasferì a Milano dove svolse varie esperienze artistiche e lavorative (presso Casa Ricordi).
Nonostante la brevità della sua vita, la sua produzione compositiva è ingente, soprattutto nel genere della musica da camera. Scrisse anche un Concerto per orchestra, una Suite per pianoforte e orchestra e un’opera, Piedigrotta, rimasta incompiuta. Stilisticamente Pilati risente dell’influsso di Pizzetti, ma rivela fin dall’inizio una spiccata personalità e un talento raffinato. Negli ultimi anni della sua giovane vita mostrò interesse per i temi popolari napoletani, di cui il Preludio, Aria e Tarantella è un esempio maturo ed efficace: le citazioni scorrono fluide e non emergono come elementi isolati ma, al contrario, contribuiscono all’unità generale della forma. Il tema iniziale del Preludio, ad esempio, ricorre al termine della Tarantella, brillantemente introdotto dal vivacissimo andamento della danza. Sempre nel Preludio compare il tema di O sole mio, al pianoforte, sapientemente mascherato dalle scale del violino e dai cromatismi delle armonie.
La trascrizione per organo di brani concepiti inizialmente per violino e orchestra o pianoforte viene dall’intento di valorizzare le peculiarità timbriche “orchestrali” dell’organo. In particolare, si è utilizzato un grande strumento italiano di fine Ottocento, costruito da Pietro Bernasconi nel 1892 per la chiesa di S. Bernardino in Vercelli. Quest’organo si pone a metà fra la tradizione ottocentesca dell’organo “or­che­stra” e i successivi sviluppi “sinfonici” dell’organo novecentesco ceciliano. Le nuove sonorità espressive e violeggianti convivono con l’irruenza delle ance e del ripieno di stampo ottocentesco.
L’esecuzione all’organo delle parti pianistica e orchestrale ha necessariamente comportato qualche adattamento, in particolare nelle estensioni. Tuttavia, l’ambito ridotto delle tastiere organistiche rispetto al pianoforte viene in parte compensato dalla presenza della pedaliera che conferisce - con i suoi possenti Contrabassi - una vera profondità “orchestrale” dell’insieme sonoro. La dolcezza espressiva dei fondi, la cantabilità dei flauti e delle ance dolci, la potenza della basseria (Contrabassi e Bombarde), la forza trasparente del ripieno, tutto questo unito alla disponibilità di tre piani sonori simultanei (le due tastiere e la pedaliera), hanno reso possibile uno stimolante lavoro di adattamento organistico della parte orchestrale.

Marco Ruggeri

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